Aquawareness – back to basic swimming con la dual awareness. Analisi critica della App

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🎬 I filmati: 22 esperienze, 1992–2021

Le 22 clip non sono nuove: erano già presenti nell’articolo-manifesto Aquawareness – primum vivere del 2022. Coprono un arco temporale che va dal 1992 al 2021 (come indicato nel titolo della pagina) e mostrano praticanti in acqua che si affidano alla spinta idrostatica, riducono l’azione volontaria, modificano il respiro, vincolano gli arti e lasciano emergere la testa come organo di guida.

Non sono modelli da copiare né esempi di tecnica: sono stimoli visivi per osservare come praticanti e acqua si sollecitino e rispondano reciprocamente.

💬 I commenti: dalla fase mitopoietica alla lettura scientifica

Il commento ufficiale che accompagna oggi le clip è una rilettura metodologica pubblicata su Zenodo (agosto 2026). Il punto centrale è questo: le clip non cambiano, cambia il loro statuto.

· Nel 2022 funzionavano come immagini-manifesto: capaci di aprire immaginario, intuizione e sensibilità, con forti richiami alla dimensione prenatale, mitologica e spirituale.
· Oggi vengono rilette come documenti pratici: non suggestioni da contemplare, ma tracce osservabili di fenomeni fisici reali.

L’obiettivo del nuovo commento non è più “sentire” o “ispirarsi”, ma osservare i fenomeni essenziali e registrare ciò che l’acqua fa quando il corpo immersed compie qualsiasi azione. Questo passaggio è motivato da tre rischi: il rischio estetico-filosofico (ridurre Aquawareness a discorso poetico), il rischio manualistico (scambiare le clip per un catalogo di esercizi) e il rischio di feticizzare la consapevolezza stessa, trasformando la dual awareness in un fine astratto invece che in uno strumento operativo per la sicurezza e la sopravvivenza.

🏛️ I sei pilastri come “commento operativo” ai filmati

I sei pilastri elencati nella pagina funzionano come commento pratico a ciò che le clip mostrano:

1. Passività come porta d’ingresso – Prima di ogni “fare”, c’è il “lasciare fare”: fiducia nella spinta idrostatica (Archimede).
2. Auto-vincolo come metodo archeologico – Vincolare gli arti isola i gradi di libertà del settore cefalico-cervicale-scapolare, il “timone” naturale in acqua.
3. Respiro come primo attuatore intenzionale – Il ciclo respiratorio è il ponte tra passività e azione.
4. Testa come organo di guida primaria – Quando gli arti sono esclusi, direzione, rotazione e inclinazione nascono dal movimento di testa-collo-spalle.
5. Osservazione nuda e scientifica – Non si giudica bene/male: si registra solo “cosa fa l’acqua quando faccio X?”.
6. Comfort come metro di verità – Una posizione è “corretta” solo se è effortless e confortevole in quel momento.

A questi si aggiunge un settimo principio: non-performance, non-competizione – non c’è distanza o tempo da perfezionare, ma il dialogo presente tra corpo e acqua.

⚖️ Confronto sintetico

Aspetto Filmati (le 22 clip) Commenti (rilettura 2026 + pilastri)
Funzione Testimonianze visive, immagini-manifesto Strumenti di indagine, laboratorio osservativo
Lettura Evocativa, simbolica, fondativa Analitica, verificabile, scientifica
Rischio corretto Deriva estetico-filosofica o manualistica Feticizzazione della consapevolezza
Scopo Aprire possibilità personali di esplorazione Formalizzare il Basic Swimming e la dual awareness
Orizzonte Sentirsi “a casa nell’acqua” Primum vivere: competenza acquatica e sopravvivenza

In sintesi: i filmati restano gli stessi, ma i commenti li de-mitizzano senza tradirne il nucleo. Da “immagini fondative” diventano documenti di lavoro per chi vuole osservare, con rigore, ciò che accade davvero quando il corpo si affida all’acqua.




Leonardo’s Rulers, CAD, Score: come giocare con i “Codici da Vinci” – quelli veri. I numeri che costruiscono gli spazi di Annunciazione, Adorazione, Cenacolo.

Ci sono ricerche che chiedono di essere lette. E altre che, prima ancora, chiedono di essere smontate e rimontate, per essere comprese.

Da questa seconda esigenza nasce un piccolo gioco interattivo collegato a Leonardo’s Spatial Grammar, il progetto accademico che raccoglie tre ricerche — Leonardo’s Rulers, Leonardo’s CAD e Leonardo’s Score — dedicate alla possibile struttura metrica e geometrica di alcuni spazi dipinti da Leonardo da Vinci. Il corpus documentario completo e gli abstract metodologici sono pubblicati, continuamente aggiornati e liberamente scaricabili su Zenodo e Academia.edu. Il gioco ne è invece l’approccio interattivo.

Ma perché chiamarlo proprio “un gioco”?

Il termine va inteso nella sua accezione didattica, di ispirazione Montessoriana. Perché l’utente può toccare, spostare, confrontare, smontare e rimontare. Non deve necessariamente conoscere la storia della prospettiva, né accettare preventivamente un’interpretazione. Può semplicemente provare a fare “quadrare i conti”, o meglio trasformare gli archi, o avvicinare e allontanare i piani in prospettiva.
E qui sta, forse, la parte più interessante dell’esperimento. Il gioco è semplice. Rigorosamente semplice. Non utilizza formule complicate, algoritmi misteriosi o sofisticati sistemi di proporzione. Utilizza numeri elementari, rapporti semplici e geometrie elementari: quadrati, rettangoli, archi, diagonali, moduli, ripetizioni. In altre parole, utilizza proprio i numeri elementari e quel genere di strumenti che la ricerca citata rileva e riconosce nelle opere di Leonardo. Gli strumenti sono già tutti incorporati nelle opere, sufficienti a ricostruire gli spazi, senza dover ricorrere ad ipotesi esterne.. Il punto di partenza non è infatti una griglia teorica sovrapposta alle immagini dall’esterno. È ciò che Leonardo ha lasciato direttamente in vista. Bugne, mattonelle, arcate, scale, arazzi, cassettoni, travi e nervature: elementi che normalmente possiamo leggere come componenti architettoniche o decorative, ma che possono anche essere considerati strumenti metrici per la costruzione degli spazi rappresentati, incorporati nell’immagine, e lasciati in bella vista.

Il gioco parte da lì.


Leonardo left the tools in plain sight.
The game simply lets you use them.

Non è una metafora particolarmente sofisticata. Ed è proprio questo il suo pregio. Se una mattonella ha una certa dimensione e viene riproposta su più piani prospettici, la si può usare come modulo. Se una parete o un soffitto sono scanditi secondo una determinata successione, si possono verificare. Se un rapporto geometrico produce un’arcata a tutto sesto e un altro no, la differenza può essere osservata direttamente. O dimostrata attraverso formule matematiche.

Non occorre crederci.

Si può provare: Gioca ora con Leonardo’s Spatial Grammar

https://leonardo-s-spatial-grammar.grok.me


Una specie di Montessori digitale

C’è, in questo approccio, qualcosa di profondamente montessoriano: il materiale non viene presentato come una spiegazione già conclusa, ma come qualcosa da manipolare. Tocca. Smonta. Rimonta. Guarda cosa succede. La differenza è che qui il materiale sensoriale è costituito dalla geometria.
E proprio perché la geometria è elementare, il gioco può permettersi di essere rigoroso. Un rapporto 4:3 non diventa più vero perché viene presentato con una bella grafica; resta 4:3. Una diagonale resta una diagonale. Un modulo può funzionare oppure non funzionare. La semplicità, quindi, non è una concessione divulgativa. È una condizione di partenza (quella di Leonardo) e controllabilità (nostra). Più l’operazione è semplice, più è facile che chiunque possa ripeterla e verificare il risultato.

Buon divertimento!

Giancarlo De Leo

4 ottobre 2026.

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Leonardo da Vinci, giocare con la geometria. Un piccolo gioco interattivo per entrare nella “Grammatica spaziale” dell’Annunciazione, dell’Adorazione dei Magi, e del Cenacolo.

Ricerca accademica e fonti (Zenodo.org / Accademia.edu) Corpus completo scaricabile in pdf e abstract metodologici:

https://zenodo.org/records/22842766

https://www.academia.edu/resource/work/168428677

App:

https://leonardo-s-spatial-grammar.grok.me

Ci sono ricerche che chiedono di essere lette.
E altre che, prima ancora, chiedono di essere smontate e rimontate, per essere provate.
Da questa seconda esigenza nasce un piccolo gioco interattivo collegato a Leonardo’s Spatial Grammar, il progetto accademico che raccoglie tre ricerche — Leonardo’s Rulers, Leonardo’s CAD e Leonardo’s Score — dedicate alla possibile struttura metrica e geometrica di alcuni spazi dipinti da Leonardo da Vinci. Le ricerche, pubblicate e continuamente aggiornate su Zenodo.org e Accademia.edu, costituiscono il corpus documentario; il gioco ne è soltanto un approccio interattivo.

Ma perché chiamarlo proprio “un gioco”?

Il termine va inteso nella sua accezione didattica, di ispirazione Montessoriana.

Perché l’utente può toccare, spostare, confrontare, smontare e rimontare. Non deve necessariamente conoscere la storia della prospettiva, né accettare preventivamente un’interpretazione. Può semplicemente provare a fare “quadrare i conti”, o meglio trasformare gli archi, o avvicinare e allontanare i piani in prospettiva.

E qui sta, forse, la parte più interessante dell’esperimento.
Il gioco è semplice.
Rigorosamente semplice.
Non utilizza formule complicate, algoritmi misteriosi o sofisticati sistemi di proporzione. Utilizza numeri elementari, rapporti semplici e geometrie elementari: quadrati, rettangoli, archi, diagonali, moduli, ripetizioni.
In altre parole, utilizza proprio il genere di strumenti che la ricerca ritiene di poter riconoscere nelle opere di Leonardo.
Gli strumenti sono già nelle opere.
Il punto di partenza non è infatti una griglia teorica sovrapposta alle immagini dall’esterno.
È ciò che Leonardo ha lasciato in vista.
Bugne, mattonelle, arcate, scale, arazzi, cassettoni: elementi che normalmente possiamo leggere come componenti architettoniche o decorative, ma che possono anche essere considerati strumenti metrici incorporati nell’immagine.
Il gioco parte da lì.

Leonardo left the tools in plain sight.
The game simply lets you use them.

Non è una metafora particolarmente sofisticata. Ed è proprio questo il suo pregio.
Se una mattonella ha una certa dimensione, la si può usare come modulo. Se una parete è scandita secondo una determinata successione, la si può verificare. Se un rapporto geometrico produce un’arcata a tutto sesto e un altro no, la differenza può essere osservata direttamente.

Non occorre crederci.

Si può provare.

Una specie di Montessori digitale

C’è, in questo approccio, qualcosa di profondamente montessoriano: il materiale non viene presentato come una spiegazione già conclusa, ma come qualcosa da manipolare.
Tocca.
Smonta.
Rimonta.
Guarda cosa succede.
La differenza è che qui il materiale sensoriale è costituito dalla geometria.

E proprio perché la geometria è elementare, il gioco può permettersi di essere rigoroso. Un rapporto 4:3 non diventa più vero perché viene presentato con una bella grafica; resta 4:3. Una diagonale resta una diagonale. Un modulo può funzionare oppure non funzionare.
La semplicità, quindi, non è una concessione divulgativa.
È una condizione di controllabilità.
Più l’operazione è semplice, più è facile che chiunque possa ripeterla e verificare il risultato.

Dal gioco alla ricerca
Naturalmente il gioco non pretende di dimostrare da solo una ricerca storico-artistica.
Il suo compito è un altro.
Permettere una prima esperienza, intuitiva e personale, di alcune delle relazioni geometriche sulle quali si fondano le tre indagini di Leonardo’s Spatial Grammar.

Per l’Annunciazione, ad esempio, il sistema parte dai moduli visibili della nicchia e dei conci; nell’Adorazione dei Magi mette alla prova diverse maglie metriche fino a confrontarne gli effetti sulle arcate e sulla scala; nel Cenacolo, arazzi e cassettoni diventano una sorta di spartito geometrico dal quale ricavare ritmi e dimensioni.
Sono operazioni volutamente elementari.
Ed è proprio questo che le rende interessanti.
Il visitatore può giocare con le ipotesi, mentre chi vuole andare oltre può seguire i collegamenti verso le ricerche pubblicate su Zenodo, dove si trovano la documentazione, le ricostruzioni CAD, le misure e le argomentazioni.
Il gioco, dunque, non sostituisce la ricerca.
La rende esperibile.

Prima esperienza, poi ragione
C’è anche una ragione metodologica per aver scelto questa forma.
Una ricerca che propone una possibile grammatica spaziale di Leonardo rischia facilmente di diventare, per il lettore, una nuova griglia interpretativa da accettare o rifiutare.
Il gioco prova a cambiare l’ordine delle cose.
Prima dell’interpretazione viene l’esperienza:
prova il modulo.
Cambia il rapporto.
Sposta la misura.
Osserva.
Poi, se vuoi sapere perché quel rapporto è stato scelto e quali conseguenze produce, puoi entrare nella ricerca.
È, in fondo, lo stesso principio del corpus: partire da ciò che l’opera mostra e che può essere misurato, lasciando fuori dal perimetro le interpretazioni che non possono essere sottoposte a verifica.

Un gioco molto serio
Forse è proprio questa la piccola contraddizione che rende interessante l’esperimento.
È un gioco, ma non vuole rendere la ricerca meno rigorosa.
Al contrario: cerca di mostrare che il rigore può anche essere semplice, estraibile, manipolabile e persino divertente.

Leonardo non ha lasciato nei suoi dipinti soltanto immagini da contemplare. Secondo l’ipotesi di questa ricerca, ha lasciato anche alcuni degli strumenti con cui quegli spazi possono essere letti e ricostruiti.
Il gioco non fa altro che prenderli sul serio.
E usarli.



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I “Codici da Vinci”, quelli veri: come ricostruire gli spazi dipinti di Leonardo – Annunciazione, Adorazione dei Magi, Cenacolo

di Redazione Fuori · 4 Ottobre 2026

Gli studi del ricercatore indipendente Giancarlo De Leo, disponibili sulla piattaforma open-access Zenodo e approfonditi nel 2026, introducono agli studi Vinciani un approccio radicalmente innovativo, basandosi solo su evidenze oggettive, misurabili e rigorose dimostrazioni matematiche.

Denominato “Leonardo’s Spatial Grammar”, e composto da tre saggi distinti ma complementari — Leonardo’s Rulers, Leonardo’s CAD e Leonardo’s Score — indaga esclusivamente sugli spazi prospettici rappresentati in tre diverse e celeberrime opere di Leonardo da Vinci:

Annunciazione (Rulers),

Adorazione dei Magi (CAD, con particolare riferimento al disegno preparatorio Uffizi 436E),

Cenacolo (Score).

Gli studi accademici di riferimento sono disponibili qui (corpus completo):

https://zenodo.org/records/22842766

È stata creata anche una App di supporto ai calcoli matematici:

https://leonardo-s-spatial-grammar.grok.me

De Leo applica all’arte il metodo del CAD Reverse-Engineering (retro-ingegneria assistita dal computer). Decostruisce, a mezzo di dimostrazioni matematiche dirette e inverse, l’idea che Leonardo applicasse in modo standardizzato la classica prospettiva lineare albertiana a base quadrata, dimostrando invece l’esistenza, in ogni opera, di un sistema metrico-modulare geometrico, personalizzato, rigoroso e oggettivamente “falsificabile”, per rappresentare gli spazi dipinti.
La nicchia entro la quale è collocata, con estrema precisione metrica, la figura di Maria nella Annunciazione; la successione ritmica di scale, pilastri e arcate nel foglio preparatorio della Adorazione dei Magi; la sala del Cenacolo, le cui proporzioni si rivelano essere governate da semplici accordi ritmici armonizzati tra pareti e soffitto.


Il “banale aristotelico” e la pittura come progetto

Il principio guida della ricerca è ciò che l’autore chiama il “banale aristotelico”: partire esclusivamente da ciò che nel dipinto è visibile, misurabile e geometricamente controllabile, senza ricorrere a simbologie arbitrarie, geometrie occulte o sovrastrutture non falsificabili. Le bugne, le mattonelle, i cassettoni, gli arazzi, le arcate non sono dettagli scenografici: sono strumenti metrici lasciati visibili all’interno dell’opera, un vero CAD ante litteram.

Ne discende un’idea di pittura come “simulatore spaziale”: non superficie da decifrare simbolicamente, ma dispositivo costruttivo che contiene le istruzioni per la propria ricostruzione. Gli spazi dipinti, una volta ricostruiti al computer, risultano non solo misurabili ma rimontabili — e soprattutto abitabili, perché commisurati ai corpi che li abitano. È la verifica antropometrica e perfino zoometrica (i destrieri in impennata dell’Adorazione, il dromedario in primo piano) il banco di prova finale: i corpi diventano essi stessi “moduli viventi” che certificano la tridimensionalità coerente dell’architettura dipinta.

Approfondimenti


1. L’Annunciazione (Leonardo’s Rulers / La Geometria Inserita)

Focus: Lo studio evidenzia i cosiddetti “regoli operativi”, ovvero linee rette apparentemente estranee che fungono da tracciati regolatori. Leonardo evolve da una misurazione monodirezionale dello spazio verso un’architettura misurabile nelle tre dimensioni. Nell’Annunciazione l’unità di misura è la bugna quadrata e rettangolare (2:1), che si presenta sulle pareti dell’edificio sulla destra, in vari piani di profondità, permettendo di ricostruire la planimetria dello spazio che accoglie la Vergine e di misurare la quota dell’orizzonte. Il modulo risultante, pari a mezzo braccio fiorentino (circa 29,18 cm), genera rapporti molto semplici: 3:9 (o 1:3) (parte rappresentata della nicchia) e 3:15 (1:5) (nicchia completa). Altezza 3, punto di distanza 3.
L’intera scatola spaziale si lascia generare da una procedura di estrema economia geometrica: fissato il punto di vista, tracciata la diagonale a 45°, definito il modulo base, tutto il resto deriva da semplici traslazioni e multipli interi secondo la progressione 3-6-9. E la geometria è al servizio dell’uomo: l’orizzonte, a quota 3q, cade esattamente sull’altezza della spalla di Maria seduta — una Vergine che, in piedi, misura circa 6q, cioè tre braccia fiorentine. La nicchia non ospita la figura: ne condivide la misura.
Planimetria della nicchia dell’Annunciazione

2. L’Adorazione dei Magi (La Griglia Modulare e Compositiva)

Focus: L’analisi millimetrica al CAD rivela la complessità costruttiva della famosa griglia prospettica.
Teoria: De Leo rigetta la deformazione delle arcate nelle restituzioni basate sulla canonica griglia albertiana a base quadrata. Leonardo preferisce adottare un sistema personalizzato basato su rettangoli 4:3. Le ricostruzioni dirette e inverse che utilizzano questo rapporto sono le uniche che riportano effettivamente le arcate a tutto sesto; la griglia composta da quadrati produce archi ribassati mentre le griglie costruite su rettangoli 3:2, sezione aurea e 2:1 producono archi rialzati.
Su questo piano razionale ancorato al braccio fiorentino si innesta poi una seconda geometria, perpendicolare alla prima: le pendenze auree delle scale a 36°, con triangoli rettangoli aurei e figure pentagonali direttamente misurabili nel foglio. Una sintesi ibrida — la proporzione costruttiva umana del pavimento che sostiene l’ascensione “armonica e divina” delle rampe — che trasforma quello che era considerato un errore prospettico in una sofisticata architettura della visione.
Prospetto delle arcate ricostruite utilizzando il modulo 4:3 per la griglia prospettica

3. L’Ultima Cena (La Stereometria Platonica)

Focus: La ricostruzione dello spazio del refettorio di Santa Maria delle Grazie.
Teoria: Lo studio dimostra che lo spazio immaginato da Leonardo è un prisma geometrico quasi platonico (anticipando i solidi che disegnerà per Luca Pacioli) perfettamente innestato nell’architettura reale. La verifica al CAD rivela che l’inquadratura visibile risponde a un doppio quadrato in rapporto 2:1 e che i due registri (frontale e prospettico) si allacciano armonicamente attraverso un unico segno diagonale — insieme fuga prospettica dei bordi superiori degli arazzi e vettore compositivo verso Cristo. Un unico modulo generatore n governa le tre dimensioni con accordi ritmici perfetti: 1:4:1 sul soffitto, 2:1:2 sulle pareti speculari, 1:6 in larghezza.
Il confronto con lo studio di riferimento di Matthew Landrus (2007), che assumeva la maglia quadrata come ipotesi di partenza, mostra che le deformazioni progressive da altri segnalate non sono errori di Leonardo ma artefatti del metodo d’analisi: cambiando l’ipotesi, le anomalie scompaiono.


4. Gli orizzonti: una scelta narrativa calibrata

Un dato di straordinaria coerenza tecnica riguarda la gestione della linea dell’orizzonte. Nell’Adorazione e nel Cenacolo l’orizzonte si assesta a circa 220 cm (undicesimo gradino nel foglio Uffizi; 22 moduli n nel refettorio milanese): una quota rialzata che permette di dominare la scena e governare la polifonia architettonica. Nell’Annunciazione, al contrario, il punto di fuga scende a 3q, all’altezza della spalla di Maria: abbassando lo sguardo, Leonardo spalanca lo spazio alle spalle delle figure e lascia fluire la sua pionieristica prospettiva aerea verso l’orizzonte atmosferico.

Sintesi del Metodo

La ricerca di De Leo esclude categoricamente le interpretazioni esoteriche o simboliche non verificabili. Dimostra invece che Leonardo non disegnava una “scacchiera” di base per poi correggerla a occhio, ma integrava rapporti e progressioni matematici e metrici direttamente negli elementi architettonici del dipinto per generare ritmi e tridimensionalità. E che quella che a Firenze era una monodia, a Milano diventa stereofonia immersiva: la stessa grammatica ritmica in costante evoluzione — dal prototipo della nicchia, alla struttura ibrida delle scale, alla partitura completa del Cenacolo. La forza della ricerca sta nella sua replicabilità: fornisce al lettore le istruzioni di montaggio per verificare in prima persona l’esattezza strutturale dell’universo leonardesco, restituendo a Leonardo la sua identità di architetto e ingegnere della visione.

Redazione Fuori

5 ottobre 2026




I “Codici da Vinci”, quelli veri: come ricostruire gli spazi dipinti di Leonardo – Annunciazione, Adorazione dei Magi, Cenacolo

Gli studi del ricercatore indipendente Giancarlo De Leo, disponibili sulla piattaforma open-access Zenodo e approfonditi nel 2026, introducono agli studi Vinciani un approccio radicalmente innovativo, basandosi solo su evidenze oggettive, misurabili e rigorose dimostrazioni matematiche.

Denominato “Leonardo’s Spatial Grammar”, e composto da tre saggi distinti ma complementari: Leonardo’s Rulers, Leonardo’s CAD e Leonardo’s Score, indaga esclusivamente sugli spazi prospettici rappresentati in tre diverse e celeberrime opere di Leonardo da Vinci:

Annunciazione (Rulers), Adorazione dei Magi (CAD, con particolare riferimento al disegno preparatorio Uffizi 436E), Cenacolo (Score).

Gli studi accademici sono disponibili qui:

https://zenodo.org/records/22842766

È stata creata anche una App di supporto ai calcoli matematici:

https://leonardo-s-spatial-grammar.grok.me

De Leo applica all’arte il metodo del CAD Reverse-Engineering (retro-ingegneria assistita dal computer). Decostruisce, a mezzo di dimostrazioni matematiche dirette e inverse, l’idea che Leonardo applicasse in modo standardizzato la classica prospettiva lineare albertiana a base quadrata, dimostrando invece l’esistenza, in ogni opera, di un sistema metrico-modulare geometrico, personalizzato, rigoroso e oggettivamente “falsificabile”, per rappresentare gli spazi dipinti.

La nicchia entro la quale è collocata, con estrema precisione metrica, la figura di Maria nella Annunciazione;

La successione ritmica di scale, pilastri e arcate nel foglio preparatorio della Adorazione dei Magi;

La sala del Cenacolo, le cui proporzioni si rivelano essere governate da semplici accordi ritmici armonizzati tra pareti e soffitto.

Approfondimenti:

1. L’Annunciazione (Leonardo’s Rulers / La Geometria Inserita)

Focus: Lo studio evidenzia i cosiddetti “regoli operativi”, ovvero linee rette apparentemente estranee che fungono da tracciati regolatori.  Leonardo evolve da una misurazione monodirezionale dello spazio verso un’architettura misurabile nelle tre dimensioni. Nella Annunciazione l’unità di misura sono le bugne, quadrate e rettangolari (doppio quadrato), che si presentano sulle pareti dell’edificio sulla destra, in vari piani di profondità, permettendo di ricostruire la planimetria dello spazio che accoglie la Vergine e di misurare la quota dell’orizzonte. I rapporti risultanti sono molto semplici: 3:9 (o1:3) (parte rappresentata della nicchia) e 3:15 (1:5) (nicchia completa). Altezza 3, punto di distanza 3.

Planimetria della nicchia dell’Annunciazione

2. L’Adorazione dei Magi (La Griglia Modulare e Compositiva)

Focus: L’analisi millimetrica al CAD rivela la complessità costruttiva della famosa griglia prospettica.

Teoria: De Leo rigetta la deformazione delle arcate nelle restituzioni basate sulla canonica griglia albertiana a base quadrata. Leonardo preferisce adottare un sistema personalizzato basato su rettangoli 4:3. Le ricostruzioni dirette e inverse che utilizzano questo rapporto sono le uniche che riportano effettivamente le arcate a tutto sesto; La griglia composta da quadrati produce archi ribassati mentre le griglie costruite su rettangoli 3:2, sezione aurea e 2:1 producono archi rialzati.

Prospetto delle arcate ricostruite utilizzando il  modulo 4:3 per la griglia prospettica

3. L’Ultima Cena (La Stereometria Platonica)
Focus: La ricostruzione dello spazio del refettorio di Santa Maria delle Grazie.
Teoria: Lo studio dimostra che lo spazio immaginato da Leonardo è un prisma geometrico quasi platonico (anticipando i solidi che disegnerà per Luca Pacioli) perfettamente innestato nell’architettura reale. La verifica al CAD rivela che l’inquadratura visibile risponde a un doppio quadrato in rapporto 2:1 e che i due registri (frontale e prospettico) si allacciano armonicamente attraverso un unico segno diagonale, escludendo deformazioni prospettiche grossolane proposte precedentemente.

L’aspetto più rilevante delle ricerche di De Leo, è l’unione tra il rigore matematico del software e il “banale aristotelico” (evidenze geometriche oggettive), offrendo agli storici dell’arte una chiave di lettura meramente tecnica che permette di verificare scientificamente le intenzioni matematiche di Leonardo.

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Sintesi del Metodo
La ricerca di De Leo esclude categoricamente le interpretazioni esoteriche o simboliche non verificabili. Dimostra invece che Leonardo non disegnava una “scacchiera” di base per poi correggerla a occhio, ma integrava rapporti e progressioni matematici e metrici direttamente negli elementi architettonici del dipinto per generare ritmi e tridimensionalità.

Redazione Fuori