Il Nuoto di confine: il dorso

Nel crawl l’aria si cerca ruotando il capo; nella rana e nel delfino bisogna emergere regolarmente dopo ogni fase subacquea. L’unico stile che abita costantemente il confine tra aria e acqua — e non a caso il primo che si insegna dopo l’ambientamento — è il dorso.

Perché?

Perché nel dorso si mantiene un contatto visivo e uditivo quasi continuo con l’istruttore, che per i principianti non è solo un educatore: è un riferimento, un faro nella nebbia, il tramite verso una nuova dimensione.

E perché nel dorso si respira quasi “come a terra”. Non serve sincronizzare con precisione inspirazione ed espirazione: il volto resta libero, la bocca e il naso fuori dall’acqua, il respiro ritrova una continuità spontanea. Per chi inizia, questo elimina una delle principali fonti di stress: il rapporto con l’aria.

Un problema in meno.

Ma, come spesso accade in acqua, ciò che si semplifica da una parte si complica dall’altra. Il dorso libera il respiro, ma mette in discussione quasi tutto il resto. Sei rivolto verso il cielo ma ti muovi nell’acqua. Avanzi senza vedere la direzione. Nuoti all’indietro.

Non puoi controllare la traiettoria con gli occhi: devi affidarti alla memoria del corpo, alla propriocezione, alle variazioni di pressione, alla visione periferica, ai riferimenti luminosi, alla continuità del gesto. Il dorso diventa così uno stile sorprendentemente interno.

In qualche modo è lo stile più meditativo: hai il viso all’aria aperta, il cielo sopra, ma devi rinunciare al controllo visivo. Scopri che orientarsi non significa necessariamente guardare. Scopri che il corpo possiede strumenti di navigazione che la vista, nella vita quotidiana, tiene in secondo piano.

Per questo il dorso è una forma di fiducia nell’acqua. Non un abbandono romantico, ma un ampliamento del sistema percettivo: smettere di dirigere ogni movimento e iniziare ad ascoltare.

Il paradosso del dorso

Il dorso offre il privilegio respiratorio del terrestre, ma chiede l’orientamento del navigatore. Ti concede il cielo e ti sottrae l’orizzonte. Ti lascia libero il volto ma ti costringe a rinunciare al controllo visivo.

Sembra semplice perché si respira facilmente; in realtà richiede una raffinata integrazione sensoriale. Un po’ come il delfino: da fuori appare potenza, ma senza ascolto e modulazione si blocca tutto. Il dorso è il suo paradosso speculare: appare rilassato, quasi passivo, ma richiede una costruzione interiore finissima.

La dual awareness

Ogni nuotata, qualsiasi nuotata, si fonda su una doppia consapevolezza: in acqua e dell’acqua. Bisogna conoscere l’acqua attraverso il proprio corpo — il proprio, non quello altrui — e comprendere come il corpo funziona immerso, grazie al feedback costante del fluido.

Il dorso è forse il banco di prova più puro di questa dual awareness. Sei immerso ma respiri aria. Il corpo è sostenuto dall’acqua, il volto aperto al cielo. Ricevi informazioni dal basso e dall’alto, ma di natura diversa: Archimede ti spinge, la luce ti guida.

Nessuno dei due mondi viene abbandonato del tutto. Per questo il dorso produce una sensazione particolare: non quella di entrare nell’acqua, ma di abitare il confine. Non più terrestre. Non ancora acquatico. O entrambe le cose insieme.

La navigazione umana

Il dorso è una forma di “astronomia elementare”: l’unico stile in cui ci si orienta leggendo ciò che sta sopra, non ciò che sta davanti. Per millenni, in mare aperto, orientarsi ha significato proprio questo: rinunciare a vedere la meta e imparare a leggere il cielo.

Un naufrago che nuota di notte non può controllare continuamente la direzione: cerca riferimenti stabili — stelle, luna, costa, vento, onde. Non guarda dove va: mantiene una relazione con ciò che resta fermo mentre lui si muove.

Il dorso è una miniatura addomesticata di quella condizione. Una navigazione umana.

Nel dorso il corpo galleggia nel mondo liquido, ma l’orientamento arriva dal mondo aereo. La traiettoria non si costruisce inseguendo un punto davanti al volto, ma mantenendo una continuità di assetto. È una navigazione per allineamento più che per inseguimento.

Sulla terra orientarsi significa quasi sempre: guardare → decidere → muoversi. Nel dorso la sequenza si altera: sentire → mantenere → scoprire di essere già in direzione. e/o correggere…l’ attenzione propriocettiva è sempre sollecitata, molto pìù di quando la vista, anche offuscata, funge da driver.

Forse è per questo che molti principianti lo trovano un pò inquietante: non per la fatica, ma perché richiede qualcosa di poco allenato nella vita quotidiana — avanzare senza questa verifica continua.

Quando il gesto si stabilizza, accade qualcosa: il cielo, il soffitto smettono di essere “quello che guardi” e diventano uno sfondo stabile; il corpo smette di chiedere conferme e inizia a fidarsi dell’acqua e delle proprie capacità di orientamento propriocettivo .

Una forma umana di abitare l’acqua

I pesci sono completamente nel loro elemento. Noi no: restiamo creature di confine. Respiriamo aria, cerchiamo luce, spazi euclidei, riferimenti cartesiani. Il dorso rende visibile questa condizione di frontiera più di ogni altro stile.

Nel crawl cerchi aria girando il capo, torcendo il collo. Nella rana scivoli in subacqquea, emergi e rientri. Nel delfino alterni immersione ed emersione attraverso l’ondulazione. Nel dorso il patto con gli elementi è diverso: il volto non lascia mai il mondo dell’aria, mentre il resto del corpo vive nel mondo dell’acqua.

È quasi una dichiarazione: non devo diventare completamente acquatico per stare bene in acqua. Posso restare, almeno con una parte, terrestre.

L’obiettivo non è allora quello imitare i pesci, ma trovare una forma umana di abitare l’acqua. Questo limite non è certo una debolezza: è la condizione che rende possibile il nostro modo di nuotare a dorso.

Nota di chiusura

Luglio 1985, costa orientale della Sicilia. Notte di luna piena, mare caldo, cielo incredibilmente stellato. Durante un bagno di mezzanotte, senza quasi pensarci, iniziamo tutti a galleggiare “a stella” e poi a nuotare a dorso. E mentre si nuota così, leggeri, si parla. Si indicano le costellazioni, il profilo del vulcano e le lampare al largo, senza doverle cercare più di tanto. Il dorso lo permette: lascia il respiro libero, la bocca aperta, la mente quieta.

Mare, cielo, luna e stelle smettono di essere elementi separati. Le dimensioni d’aria e d’acqua non sono più nettamente divise: se ne percepisce la continuità. E noi, lì, felici, sospesi.

Nuotando a dorso.

Backstroke: the borderline swim

In the crawl stroke, we look for air by rotating the head; in the breaststroke and butterfly, we must regularly emerge after each underwater phase. The only stroke that constantly inhabits the thin border between air and water — and not by chance the first one taught after initial acclimatization — is the backstroke.

Why?

Because in the backstroke, you maintain almost continuous visual and auditory contact with the instructor. For beginners, the instructor is not just a teacher: they are a reference point, a beacon in the fog, the gateway to a new dimension.

And because in the backstroke, you breathe almost “as if on land.” There is no need to precisely synchronize inhalation and exhalation: the face remains free, the mouth and nose are out of the water, and breathing finds a spontaneous continuity. For those just starting out, this eliminates one of the primary sources of stress: the relationship with air.

One less problem.

But, as often happens in the water, what simplifies on one side complicates on the other. The backstroke frees your breath, but it challenges almost everything else. You are facing the sky, yet moving through water. You advance without seeing where you are going. You swim backward.

You cannot control your trajectory with your eyes: you must rely on body memory, proprioception, variations in pressure, peripheral vision, light references, and the continuity of the movement. Thus, the backstroke becomes a surprisingly internal stroke.

In a way, it is the most meditative stroke: your face is open to the air, the sky is above, but you must surrender visual control. You discover that orienting yourself does not necessarily mean looking. You discover that the body possesses navigation instruments that eyesight, in daily life, keeps in the background.

For this reason, the backstroke is a form of trust in the water. Not a romantic abandonment, but an expansion of the perceptual system: ceasing to direct every movement and beginning to listen.

The Paradox of the Backstroke

The backstroke offers the respiratory privilege of a land creature but demands the orientation of a navigator. It grants you the sky and strips away your horizon. It leaves your face free but forces you to relinquish visual control.

It seems simple because breathing comes easily; in reality, it requires a refined sensory integration. It is somewhat like the butterfly: from the outside, it appears to be sheer power, but without listening and modulation, everything grinds to a halt. The backstroke is its mirror paradox: it appears relaxed, almost passive, but requires a highly refined inner architecture.

Dual Awareness

Every swim is founded on a double awareness: in the water and of the water. We must know the water through our own body — our own, not someone else’s — and understand how the body functions when immersed, thanks to the constant feedback of the fluid.

The backstroke is perhaps the purest testing ground for this dual awareness. You are immersed, yet you breathe air. The body is supported by the water, the face open to the sky. You receive information from below and from above, but of entirely different natures: Archimedes pushes you, the light guides you.

Neither world is entirely abandoned. Because of this, the backstroke produces a peculiar sensation: not that of entering the water, but of inhabiting the threshold. No longer a land creature. Not yet aquatic. Or both things at once.

Human Navigation

The backstroke is a form of “elemental astronomy”: the only stroke in which we orient ourselves by reading what lies above, rather than what lies ahead. For millennia, on the open sea, orienting oneself meant precisely this: giving up on seeing the destination and learning to read the sky.

A shipwrecked sailor swimming at night cannot constantly check their direction: they look for stable reference points — stars, the moon, the coast, the wind, the waves. They do not look where they are going: they maintain a relationship with what remains still while they move.

The backstroke is a tamed miniature of that condition.

In the backstroke, the body floats in the liquid world, but orientation comes from the aerial world. The trajectory is not built by chasing a point in front of your face, but by maintaining a continuity of trim. It is navigation by alignment rather than by pursuit.

On land, orienting oneself almost always means: look $\rightarrow$ decide $\rightarrow$ move. In the backstroke, the sequence is altered: feel $\rightarrow$ maintain $\rightarrow$ discover you are already in the right direction. Or correct it.

Perhaps this is why many beginners find it unsettling: not because of the physical fatigue, but because it requires something rarely trained in daily life — advancing without continuous verification.

When the movement stabilizes, something happens: the sky, the ceiling, cease to be “what you look at” and become a stable backdrop; the body stops asking for confirmation and begins to trust the water and its own proprioceptive sense of direction

A Human Way of Inhabiting the Water

Fish belong entirely to their element. We do not: we remain creatures of the threshold. We breathe air, we seek light, spaces, Cartesian references. The backstroke makes this condition more visible than any other stroke.

In the crawl, you seek air by turning your head. In the breaststroke, you glide, emerge, and re-enter. In the butterfly, you alternate immersion and emersion. In the backstroke, the pact is different: the face never leaves the world of air, while the rest of the body lives in the world of water.

It is almost a declaration: I do not have to become completely aquatic to feel at peace in the water. I can remain, at least a little, a land creature.

The goal is not to imitate fish, but to find a human way of inhabiting the water. Our limitation is not a weakness: it is the very condition that makes our way of swimming possible.

Closing Note

July 1985, eastern coast of Sicily. A night with a full moon, warm sea, an incredibly starry sky. During a midnight swim, without even thinking about it, we all began to float in a “star” position and then to swim backstroke. And while swimming like that, weightless, we talked. We pointed out the constellations, the silhouette of the volcano, and the fishing lights out at sea, without having to search for them. The backstroke allows it: it leaves the breath free, the mouth open, the mind still.

Sea, sky, moon, and stars ceased to be separate elements. The dimensions of air and water were not sharply divided: one could perceive their continuity. And there we were, happy, suspended.

Swimming backstroke.




Pigafetta Day

Giovedì 9 luglio 2026✍️

Nave Vespucci è in rotta verso Boston

9 LUGLIO
PIGAFETTA DAY

Come ogni 9 luglio, anche oggi si celebra il Pigafetta Day per ricordare il famoso “giorno perduto” annotato nel diario di bordo dal navigatore vicentino Antonio Lombardo, detto Pigafetta, durante la prima circumnavigazione del globo.

Questa data commemora lo stupore dell’esploratore, che si accorse, al rientro in Spagna, dopo quasi 3 anni di navigazione, di essere rimasto indietro di un giorno rispetto al resto del mondo; un’intuizione fondamentale che ha contribuito alla scoperta della linea del cambio di data e allo studio dei fusi orari.

IL GIORNO “PERDUTO”

Il 9 luglio del 1522 Pigafetta, sbarcando dopo tutto quel tempo, si rese conto, dai primi scambi di parole, di aver “perso un giorno”, trovandosi sorprendentemente al 10 luglio (giovedì) ovvero 1 giorno dopo rispetto alla data (mercoledì 9 luglio) che lui aveva scrupolosamente annotato sul suo diario di bordo.

Ecco come lo racconta:

“Commettessimo a li nostri del battello, quando andarono in terra, [che] domandassero che giorno era: me dissero come era a li portoghesi giove”. [giovedì]

“Se meravigliassemo molto perché era mercore [mercoledì] a noi;
e non sapevamo come avessimo errato: per ogni giorno, io, per essere stato sempre sano, aveva scritto senza nissuna intermissione”.

L’esploratore trovò la spiegazione del fatto: stava nella rotazione della Terra intorno al Sole e della Terra su se stessa.
I pochi reduci della spedizione avevano infatti calcolato i giorni rispetto alla circumnavigazione del globo, compiuta verso ovest nella stessa direzione del Sole. La Terra, però, ruotando sul proprio asse verso est, aveva fatto accumulare, ogni giorno, un po’ di ritardo alla nave.
In conclusione il Sole era “transitato” sulla nave una volta in meno rispetto a quante volte era transitato sopra il porto di partenza.

Oggi, quando una nave compie una navigazione intorno al mondo verso Ovest, si spostano gli orologi di bordo indietro di un’ora ad ogni fuso orario attraversato (circa 15° di longitudine) e si ‘salta’ un giorno nell’attraversamento dell’antimeridiano di Greenwich.
Se non si operasse così, al ritorno della nave, i calendari di bordo segnerebbero un giorno in meno rispetto ai calendari di coloro rimasti a terra. Proprio come accadde a Pigafetta!

CURIOSITÀ
Questa esperienza ha gettato le basi per elaborare i fusi orari e facilitare viaggi e comunicazioni del mondo globalizzato, oltre ad affascinare vari autori, come nel caso di Jules Verne e del suo celebre romanzo Il Giro del Mondo in 80 giorni: fatto invece verso est (incontro al Sole), il protagonista della storia, il gentleman inglese Phileas Fogg, inconsapevolmente, “guadagna” un giorno al termine del suo viaggio e, scoprendolo in extremis, risulterà vincitore della scommessa.
( Bitta scripsit VI IX MMXXIV )

Cieli sereni
PG




Nessun dorme?

*NESSUN DORME ?*

Oggi, *mercoledì 8 luglio*, intorno alle 13:40 (ora italiana), la quasi totalità della popolazione umana sulla Terra è stata esposta, *nello stesso momento*, ai raggi solari: questo grazie alla particolare posizione del nostro pianeta rispetto al Sole (Vedi figura da _timeanddate_).

🌞 = Posizione del Sole
⚪ = Posizione della Luna

È una circostanza che si verifica annualmente in questa data: non è quindi particolarmente insolito o speciale, ma è comunque poco conosciuto.
A quell’ora il *99%* delle persone sulla Terra (circa *8 miliardi* di individui) ha ricevuto la luce solare, anche se non tutti sono stati illuminati allo stesso modo: nei paesi più a oriente come il Giappone c’è stata solamente la debole luce del crepuscolo dopo il tramonto, mentre molto più a ovest come in California lo stesso fenomeno si è verificato con il tenue bagliore dell’alba. Per tutto ciò che rimane in mezzo, come il resto delle Americhe, l’Europa, l’Africa e una parte importante dell’Asia, c’è stata piena luce. Le uniche terre emerse che sono rimaste al buio sono state la Nuova Zelanda, l’Australia e le altre isole dell’oceano Pacifico.

Il comandante Bitta ha realizzato che, secondo le normali abitudini di vita, quello e stato l’unico momento nel quale quasi tutto il genere umano…NON STAVA DORMENDO ! 🥹

(_Bitta tunc primum scripsit VIII VII MMXXII_)

Cieli sereni
PG




Viva i Bersaglieri!

*Giovedì 18 giugno 2026*✍️

*ACCADDE OGGI…190 anni fa*
*…il 18 giugno 1836*

Oggi, 19 giugno, si festeggia il *190° anniversario* della costituzione del *CORPO dei BERSAGLIERI* (1836).

*Perchè si chiamano Bersaglieri?*

I Bersaglieri furono così chiamati perché in origine si trattava di soldati addestrati al tiro di precisione con fucili a canna rigata.

Il cappello piumato dei Bersaglieri è detto _moretto_ o _vaira_ in onore di Giuseppe Vayra che per primo vestì la divisa del corpo.

*IL “CREMISI”*
Il termine “cremisi” in relazione ai bersaglieri si riferisce al colore distintivo di questo corpo militare, in particolare al colore rosso scuro che veniva usato nelle mostreggiature, filettature, spalline, colletto, bande e manopole della loro uniforme. Oggi, il cremisi è mantenuto nelle fiamme a due punte indossate sul colletto.

L’origine della parola “cremisi” risale alle lingue antiche. Questo termine deriva dall’arabo قرمز‎ _qirmiz_, che indicava una tinta rossastra estratta da un tipo di cocciniglia, un insetto parassita. Questa sostanza veniva ampiamente utilizzata come colorante nei tessuti e nelle tinture durante l’antichità. Nel corso del tempo, la parola è stata adottata e adattata in varie lingue, diventando _crimson_ in inglese, _cramoisi_ in francese e _carmesí_ in spagnolo. Oggi il termine “cremisi” è ampiamente associato a una tonalità intensa di rosso, spesso utilizzata nel design e nella moda.

*NAVE “BERSAGLIERE”*

In passato tre navi della Marina Militare Italiana hanno portato il nome _Bersagliere_.
L’ultima è stata un Pattugliatore di Squadra (foto), non più in servizio dal 2018, che nel 1996-97 effettuò il *Periplo del Mondo* percorrendo in 9 mesi più di 51.000 miglia.
(_Bitta tunc primum scripsit  XVIII VI MMXXII_)

Cieli sereni
PG




CURAÇAO!

Domenica 14 giugno 2026✍️

Dove è CURAÇAO ?

Curaçao è un arcipelago di 2 isole (una é minuscola!) del Mar dei Caraibi.
Situato al largo della costa nord-occidentale del Venezuela, ha una superficie di 440 km² e conta circa 186.000 abitanti (come la città di Taranto).

LE ISOLE ABC
Con questo acronimo si intendono le tre isole di Aruba (A) 🇦🇼, Bonaire (B) e Curaçao (C) 🇨🇼 che fanno parte del Regno dei Paesi Bassi 🇳🇱 sotto il nome ufficiale di Dutch Caribbean (Caraibi Olandesi), mentre un tempo si chiamavano Antille Olandesi.
(Bitta scripsit V IX MMXXIII)

LA BANDIERA DI CURAÇAO 🇨🇼
È stata adottata ufficialmente nel 1984.
Secondo il suo creatore, il designer M. den Dulk, il blu simboleggia il cielo (la parte alta) ed il mare (la fascia bassa) mentre il giallo rappresenta il sole che bacia le isole. Le due stelle rappresentano le due isole di Curaçao (la più grande) e Klein Curaçao (la più piccola).
Le cinque punte delle stelle simboleggiano i cinque continenti dai quali proviene la popolazione delle isole, mentre il loro colore bianco rappresenta la felicità degli abitanti.

CURIOSITÀ ⚽
La nazionale di calcio di Curaçao sta partecipando per la prima volta a un campionato del mondo.
È il Paese più piccolo, sia per superficie che popolazione, ad essersi mai qualificato ad un mondiale.

Cieli sereni
PG




La Grande Barriera Corallina

*Giovedì 11 giugno 2026*✍️

*ACCADDE OGGI…*
*…l’ 11 giugno 1770*

*James Cook scopre “incidentalmente” la Grande Barriera Corallina*

Nel febbraio del 1768 la Royal Society, l’importante organizzazione scientifica inglese da poco istituita, aveva fatto finanziare al re Giorgio III una spedizione scientifica nell’Oceano Pacifico. Lo scopo era quello di studiare il passaggio di Venere davanti al Sole e da questo poter misurare l’effettiva distanza dalla Terra al Sole. ( _Bitta scripsit VI VI MMXXVI_ )
La missione avrebbe avuto un ulteriore scopo: individuare quella _Terra Australis_ che si vagheggiava fosse da qualche parte nel Pacifico meridionale.
Il comando della nave la _HMS Endeavour_ fu affidato al tenente di vascello James Cook.
Così, il 19 aprile del 1770, Cook raggiunse, primo europeo, la costa orientale dell’Australia, approdando sulla riva di quella che oggi è conosciuta come Botany Bay presso Sydney. La spedizione proseguì poi verso nord lungo la costa orientale australiana.

Ed è qui che l’ *11 giugno 1770*, navigando al largo dell’attuale Queensland, l’Endeavour finì incagliata sulla *Grande Barriera Corallina*, la barriera di corallo più grande del pianeta: un sistema di oltre 2.900 barriere singole e di 900 isole con un estensione di 2.300 km e una superficie di circa 344.400 km² che è *piú grande (113%) del territorio dell’ITALIA !* (Vedi riquadro in scala).
In quel tratto di mare era passato due anni prima Louis Antoine de Bougainville, il primo Francese a circumnavigare il globo, ma la sua missione di tipo commerciale non gli permise di studiare a fondo quella che oggi è considerata una delle… 7 meraviglie del mondo!
(_Bitta scripsit XI VI MMXXIV_)

Cieli sereni
PG




Sant’Antonio da Padova

*Sabato 13 giugno 2026*✍️

_Nave Vespucci sta navigando nell’ Atlantico verso Baltimora (USA)_

Nel giorno di oggi di 2 anni fa la nostra nave stava navigando nel Pacifico verso Puerto Vallarta (Messico). 🇲🇽

Oggi *13 giugno* si celebra *Sant’Antonio di Padova* (Lisbona, c. 1195 – Padova, 13 giugno 1231), sacerdote e dottore della Chiesa, patrono del Brasile 🇧🇷 e del Portogallo 🇵🇹

*Quale Sant’Antonio ?*
Succede spesso di confondere i due santi omonimi: quello odierno di Padova e quello eremita del deserto, protettore degli animali ricordato, invece, il 17 gennaio.
Nelle rappresentazioni di questi due santi è chiara la distinzione: quello di Padova porta solitamente i gigli della prudenza, della purezza, della lotta contro il male e il Bambino Gesù che gli fu messo tra le braccia dalla Vergine Maria in una notte di preghiera.

L’Antonio degli animali è invece accompagnato da molti attributi: il porcellino, il fuoco, il bastone a tau con la campanella, il libro della Regola, a volte il rosario o il crocifisso, sempre la lunga barba bianca in riferimento alla sua longevità come eremita.

*Sant’Antonio di Padova* è protettore di: animali, bambini, cavalli, *marinai*, nativi americani, oggetti smarriti, oppressi, pescatori, poveri, viaggiatori.
È il patrono di *Napoli, Venezia, Padova e Anzio* oltre a tante altre località italiane.

*IL MIRACOLO DI S. ANTONIO*

Il *miracolo della predica ai pesci* è uno degli episodi più celebri della vita di Sant’Antonio da Padova. Avvenne a Rimini, città in cui il Santo si era recato per predicare. Poiché gli abitanti (allora influenzati da gruppi di eretici) rifiutavano di ascoltarlo e lo deridevano, Antonio decise di rivolgersi alla natura.
Camminando fino alla riva del mare, esclamò: _”Poiché voi vi dimostrate indegni della Parola del Signore, ecco, io mi rivolgerò ai pesci”._
(_Bitta tunc primum scripsit XIII VI MMXX_)

Cieli Sereni e..
…AUGURI ad Antonio, Antonia, Antonietta, Antonello, Antonella, Antonino, Antonina.

PG

[Nell’immagine l’ affresco che narra, in termini pittorici, il miracolo di “S. Antonio che predica ai pesci” nella Basilica dedicata a Sant’Antonio a Padova].




Festa della Marina Militare!

*Mercoledì 10 giugno 2026*✍️

*10 giugno*
*Festa della Marina Militare*

Il *10 giugno 1918*, durante la 1^ Guerra Mondiale si svolse la coraggiosa impresa di due piccoli mezzi navali della Marina Militare che ottennero un risultato di grande rilevanza, sia sotto il profilo tattico sia sul piano emotivo.
L’azione avvenne nei pressi dell’isola di PREMUDA, una piccola isola, oggi territorio croato, situata nel mare Adriatico a sud di Lussino e appartenente al territorio di Zara.

I due MAS (Motoscafo Armato Silurante) “15” e “21” al comando, rispettivamente, del Capitano di Corvetta *Luigi RIZZO* e del Guardiamarina di complemento *Giuseppe AONZO*, attaccarono una potente formazione navale austriaca affondando la corazzata “Szent Istvan” (Santo Stefano).
In quell’ultimo anno di guerra l’ “impresa di Premuda” compiuta da quei pochi marinai italiani fu così notevole nel rinvigorire lo spirito dei soldati sul fronte terrestre e della intera popolazione tanto da risultare cruciale per la vittoria finale.

Cieli sereni
W la Marina ⚓
PG




Il bacio tra Giove e Venere

*Martedì 9 giugno 2026*✍️

*IL BACIO DI GIOVE E VENERE*

Questa sera dopo il tramonto, GIOVE e VENERE, per un effetto prospettico, appariranno molto ravvicinati sopra l’orizzonte di Nord-Ovest: tecnicamente si dice “in congiunzione”.
La distanza angolare sarà di appena 2 gradi l’uno dall’altro (poco più della larghezza del mignolo, tenendo la mano tesa) e abbastanza vicini da poter essere osservati contemporaneamente con un binocolo o persino a occhio nudo.

Ma questo “bacio” è solo un’illusione ottica: in realtà i due pianeti sono distanti tra loro più di 700 milioni di Km (!).
Venere si trova a circa 100 milioni di km dal Sole e Giove a circa 800 milioni ma, osservandoli quasi nel punto dove le loro orbite si intrecciano sulla volta celeste, a noi sembreranno quasi sovrapposti.
Un evento da non perdere anche perché questa congiunzione è il massimo avvicinamento (apparente) tra questi due pianeti fino alla fine del 2028.

CURIOSITÀ

*PERCHÈ VENERE BRILLA PIÙ DI GIOVE ?*

Venere è più vicina alla Terra di Giove e questo potrebbe indurci a pensare che questo sia il motivo principale per cui appare più luminoso.
Ma questo NON è abbastanza per spiegare perchè Venere sembra avere una corona di luce, che lo rende circa 8 volte più grande di Giove.
Il motivo per cui Venere è così luminoso, nonostante un diametro 12 volte più piccolo di quello di Giove (vedi figura), è lo strato di nuvole altamente riflettenti che lo ricopre: composte prevalentemente da goccioline di acido solforico e di cristalli sospesi in una miscela gassosa. Questi cristalli favoriscono la riflessione della luce rendendo Venere così brillante.

Cieli sereni
PG




Giornata Internazionale degli Oceani

*Lunedì 8 giugno 2026*✍️

*8 GIUGNO*
*Giornata Internazionale degli Oceani*

L’ *8 giugno 1992* in Brasile, a Rio de Janeiro, si svolse il Forum Globale sul tema.
Fu un evento parallelo alla Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (UNCED) che offrì alla società civile l’opportunità di esprimere le proprie opinioni sulle questioni ambientali.

A partire da quell’ evento la data è fissata annualmente come occasione per riflettere sul ruolo importantissimo dell’oceano per la nostra vita come quello di produrre gran parte dell’ossigeno che respiriamo e di essere una fonte di alimentazione e salute per tutti.

Leggendo qua e là…

*ALCUNI FATTI SUGLI OCEANI*

Negli oceani vivono 10 miliardi di tonnellate di pesci ! È quanto riportato in uno studio pubblicato sulla rivista Nature.
La maggior parte di questi vive tra i 200 e 1000 metri di profondità.

Sui fondali oceanici non nuotano solo pesci e altri animali, ma transitano anche molti dei contatti social: il 97% del traffico web mondiale, infatti, passa su cavi sottomarini corazzati. Il primo di questi, da un capo all’altro dell’Oceano Atlantico, fu posato nel lontano 1858.

L’Oceano Pacifico è punteggiato da circa 25000 isole (più di tutti gli altri oceani messi insieme), tra cui una… di plastica. Si tratta di un gigantesco accumulo di spazzatura galleggiante, creato dalle correnti oceaniche, che si estende per 1,6 milioni di km² (5 volte l’Italia!)

Negli oceani si formano vortici simili a quelli che si forma quando si toglie il tappo alla vasca da bagno. Nel 2011, nell’Oceano Atlantico, sono stati avvistati due vortici di circa 400 chilometri di diametro. La loro origine non è mai stata chiarita completamente.

A dispetto del nome, datogli da Ferdinando Magellano nel 1520 quando lo attraversò trovandolo molto tranquillo, il Pacifico è un oceano burrascoso e dove accadono frequentemente degli uragani. Nel 2007, al largo di Taiwan, è stata misurata l’onda oceanica più alta mai vista: *32,3 metri*, come un palazzo di 11 piani !

Si chiama “circolazione termoalina” ed è il rimescolamento continuo delle masse d’acqua che dalla superficie scorrono verso le profondità degli oceani. Nell’Atlantico, dove l’acqua si rinnova costantemente è più attiva. Sul fondo del Pacifico, invece, l’acqua può essere lì da oltre 2mila anni e per questo è detta _acqua fossile_.

I primi a raggiungere l’abisso più profondo del pianeta (la Fossa delle Marianne, a circa 10.994 metri sotto il livello del Pacifico) furono, nel 1960, dei marinai americani.
Scesero a bordo di una sfera dotata di un enorme serbatoio di benzina, che servì come galleggiante per la risalita.

Sul fondo degli oceani si registra la maggiore quantità di eruzioni vulcaniche: oltre il 75% del totale. L’attività è particolarmente intensa nella cosiddetta “cintura di fuoco”, una fascia lunga 40000 chilometri ai margini del Pacifico e caratterizzata da frequenti terremoti.
(_Bitta scripsit VIII VI MMXXI_)

Cieli sereni
PG