Caroline Mikkelsen e la “sua” montagna in Antartide
Venerdì 20 febbraio 2026✍️
ACCADDE OGGI… …il 20 febbraio 1935
Il 20 febbraio 1935 il capitano norvegese Klarius Mikkelsen scopre una montagna alta 235 metri (foto) durante il suo viaggio in Antartide sulla baleniera “Thorshavn”. Mikkelsen le diede il nome della moglie Caroline che lo stava accompagnando nel viaggio: quando la spedizione approdò sulla piattaforma continentale Caroline lasciò la nave e partecipò all’innalzamento della bandiera norvegese su un cumulo di pietra commemorativo che ancora oggi è possibile vedere non lontano dall’attuale stazione australiana Davis. Risultò così la prima donna a mettere piede nel continente antartico. Caroline Mikkelsen morì nel 1998 e in Antartide il monte a lei dedicato mantiene ancora il suo nome nella toponomastica ufficiale. (Bitta scripsit XX II MMXXI et MMXXIV)
Cieli sereni PG
La prima foto della Luna!
*Venerdì 2 gennaio 2026*✍️
*ACCADDE OGGI…* *…il 2 gennaio 1839*
*LA PRIMA FOTO DELLA LUNA*
Il *2 gennaio 1839* Louis Jacques Mandé Daguerre, un chimico e fisico francese, realizza la *prima fotografia della luna*. Quel giorno diviene una data storica per il mondo dell’astronomia.
L’immagine del satellite terrestre realizzata da Daguerre fu in realtà ottenuta utilizzando una lastra di rame su cui venne applicato uno strato di argento poi sensibilizzato alla luce tramite vapori di iodio. La lastra venne esposta per circa 10 minuti, ma lo sviluppo vero e proprio avvenne tramite vapori di mercurio a 60° C. Il fissaggio conclusivo fu ottenuto con una soluzione di iodio e argento. Questa tecnica, allora inedita, di fissaggio dell’immagine, prese proprio il nome dal suo inventore, ovvero la DAGHERROTIPIA.
CURIOSITÀ Purtroppo si sono perse le tracce del dagherrotipo originale, del quale si conoscono solo vaghe riproduzioni in bianconero (immagine). Così, alcuni storici considerano come prima fotografia scattata alla Luna, sempre in forma di dagherrotipo, quella di John William Draper (1811-1882), professore di chimica, ritrovata in una libreria di New York, alla fine degli anni Ottanta. (_Bitta scripsit II I MMXXIII_)
Cieli sereni PG
Amleto Cataldi, lo scultore dannato / bannato.
Amleto Cataldi è una di quelle figure che mandano in crisi la leggenda romantica dell’artista incompreso: in vita fu celebrato, richiesto da committenti pubblici e privati, protagonista di esposizioni internazionali, per poi scivolare quasi fuori dai manuali dopo la morte. [1][2] La sua storia parte da un banco di falegname napoletano e arriva alle grandi commissioni monumentali della Roma del primo Novecento, passando per premi, medaglie e persino gli elogi di Auguste Rodin. [1][2]
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Leggenda vuole che alcuni grandi artisti, nel corso delle loro vite sofferte e vocate alla ricerca spasmodica delle loro espressioni ideali, abbiano sempre sdegnosamente rifiutato di accodarsi alle tendenze del momento o alle banali richieste di facoltosi committenti, rimanendo duri, puri e fedeli alle loro convinzioni. Vero, ma non è certo questo il caso di Amleto Cataldi. Come sono altrettanto lontane dal nostro scultore le vicende romantiche ed esistenziali di pittori come Van Gogh, trascurato/ignorato nel periodo di attività, per essere prima rivalutato e poi idolatrato da critica e pubblico dopo la sua dipartita.
Invece Amleto Cataldi, al pari del collega Gianlorenzo Bernini e come lui cresciuto nella bottega del padre, si mise in luce fin da giovanissimo vincendo premi e partecipando a concorsi nazionali e internazionali, fino ad arrivare agli elogi pubblici e parigini di un certo Auguste Rodin, che qualcosa, in termini di modellato, doveva certamente capire. [1][2] Nato a Napoli nel 1882, figlio di un intagliatore in legno, si trasferisce presto a Roma, dove comincia una carriera fulminea: nel giro di pochi anni passa da giovane promessa a nome fisso in Biennali, esposizioni internazionali e collezioni pubbliche. [1][3]
La sua attività è stata un susseguirsi ininterrotto di successi: commesse – pubbliche e private – esposizioni, biennali, fontane, monumenti, decorazioni per edifici istituzionali sempre più prestigiosi, fino ad arrivare al coronamento dello Stadio Nazionale di Marcello Piacentini con quattro gruppi di atleti in bronzo, davvero formidabili nella loro possente plasticità, anticipatrice di Botero. [1][4] Nel frattempo a Roma modella ritratti ufficiali, monumenti ai Caduti e figure femminili che oscillano tra grazia liberty e solidità classica, conquistando una presenza stabile nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna e in altri musei italiani. [1][5]
Nel giugno 1909 fu indetto un concorso pubblico per la decorazione scultorea delle pile e delle testate di un ponte dedicato a Vittorio Emanuele II, a rappresentare “le virtù del re”, che sarebbe stato inaugurato in occasione dell’Esposizione Universale del 1911, anno del cinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. [6][7] Un ponte intitolato al primo Re d’Italia, costruito per una occasione eccezionale di rilevanza mondiale, quindi. Ma la commissione non si fece condizionare dalla giovane età e dalla relativa mancanza di notorietà del giovane autore: tra i vincitori c’è proprio Cataldi, al quale viene affidata una delle quattro Vittorie alate in bronzo. [1][7] Complimenti quindi alla Commissione, per aver individuato un talento di tale portata. E complimenti, naturalmente, al nostro Amleto, che realizzò una Vittoria alata in bronzo – l’unica con le braccia abbassate – tuttora “in situ”, elegante e misurata proprio dove sarebbe stato facile cedere alla retorica a braccia al cielo. [1][7]
Se alla Vittoria sul ponte si affiancano le danzatrici, le bagnanti, le portatrici d’acqua degli anni successivi, si comprende quanto il corpo umano sia il vero centro di gravità della sua ricerca: il nudo femminile, in particolare, diventa per lui una palestra di stile dove sperimentare superfici morbide, torsioni misurate, una sensualità mai volgare, figlia tanto del classicismo greco quanto delle eleganze liberty. [1][3]
Amleto Cataldi
Sul fronte maschile domina l’atleta: arcieri, pugili, corridori e – soprattutto – i gruppi dello Stadio Nazionale, in cui la massa muscolare si addensa in volumi compatti, quasi “pieni d’aria”, che rendono naturale il parallelo con le forme generose che, molti decenni dopo, vedremo in Botero. [1][4]
Subito dopo questi magnifici lavori, Amleto incontrò la morte in età relativamente giovane (1930) e non sappiamo cos’altro avrebbe potuto produrre; di certo la scultura allora perse un vero maestro, sul quale sarebbe lecito rintracciare qualche notizia in più nei Musei e nelle pubblicazioni di Storia dell’Arte. [1][2] Purtroppo, tranne qualche sporadica eccezione, non è affatto così: tanto famoso in vita quanto oscurato post-mortem. “Colpevole” di aver attraversato splendidamente il periodo liberty, quello ancor più elegante della secessione romana e quello dell’arte di regime; “colpevole” di essere sempre rimasto un artista figurativo, disdegnando astrattismo e avanguardie di qualsiasi colore; “colpevole” – e questo, per certi critici da schieramento, è il vero efferato delitto – di essere stato un vero classicista, focalizzando la sua ricerca sulla bellezza del corpo umano, espressa con grazia femminile o potenza virile. [1][8]
La cosa curiosa è che, mentre i manuali lo snobbano, le sue opere continuano a parlare forte e chiaro nello spazio pubblico: le Vittorie sul ponte Vittorio Emanuele II, i monumenti ai Caduti, le figure femminili nei musei, fino al sorprendente Leonardo fluviale disteso come un dio del fiume su un isolotto della Loira ad Amboise. [1][5] E la galleria fotografica che accompagna queste righe – frutto di anni di sopralluoghi, prospettive cercate, luci colte al volo – permette forse più di qualsiasi pagina di manuale di cogliere la qualità “viva” del suo modellato… fidatevi dei vostri stessi occhi, anche la nostra galleria fotografica parla forte e chiaro.
*(E, dettaglio non irrilevante, molte piccole opere di Cataldi continuano a vivere anche in collezioni private di intenditori appassionati: un modo silenzioso ma tenace di tenerlo in circolazione, fuori dagli archivi e dentro le case.)*
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## Integrated English version
Legend has it that some great artists, throughout their tormented lives devoted to the obsessive pursuit of an ideal expression, stubbornly refused to follow fashions or bow to the whims of wealthy patrons, remaining loyal to their inner vision. True enough, but this is definitely not the case of Amleto Cataldi. Nor does his story resemble the romantic myth of painters like Van Gogh, ignored in their lifetime and then posthumously rediscovered, reassessed and finally idolised by critics and the public.
Amleto Cataldi, instead, much like his illustrious predecessor Gianlorenzo Bernini – and likewise trained in his father’s workshop – came to prominence at a very young age, winning prizes and entering national and international competitions, all the way to public praise in Paris from none other than Auguste Rodin, who certainly knew a thing or two about modelling. [1][2] Born in Naples in 1882, the son of a wood carver, he moved early to Rome, where his career took off at remarkable speed: within a few years he went from promising youngster to a familiar name at Biennali, international exhibitions and public collections. [1][3]
His activity was an uninterrupted sequence of successes: public and private commissions, exhibitions, biennials, fountains, monuments, decorative programs for increasingly prestigious institutional buildings, culminating in the great bronze athletic groups for Marcello Piacentini’s Stadio Nazionale. [1][4] In Rome he produced official portraits, war memorials and female figures that oscillate between liberty grace and classical solidity, securing a stable presence in the Galleria Nazionale d’Arte Moderna and other Italian museums. [1][5]
In June 1909 a public competition was launched for the sculptural decoration of the piers and ends of a new bridge dedicated to Vittorio Emanuele II, meant to represent “the king’s virtues” and to be inaugurated during the 1911 International Exposition, celebrating the fiftieth anniversary of Italian unification. [6][7] A bridge dedicated to the first King of Italy, built for a world‑class occasion: the perfect setting for pomp and rhetoric. Yet the jury did not let itself be intimidated by Cataldi’s youth and relatively limited fame, and awarded him one of the four bronze Winged Victories. [1][7] The result is that, still today, his Victory – the only one with lowered arms – stands “in situ” on Ponte Vittorio Emanuele II in Rome, a model of poised elegance where it would have been easy to fall into overblown triumphalism. [1][7]
If we place these Victories alongside his dancers, bathers and water carriers, it becomes clear that the human body is the true centre of gravity of his research: the female nude, in particular, is his favourite field of experimentation, where he refines soft surfaces, controlled torsions and a sensuality that is never vulgar, rooted both in Greek classicism and in liberty refinement. [1][3] On the male side, the athlete dominates: archers, boxers, runners and, above all, the groups for the Stadio Nazionale, where muscular mass condenses into compact, almost air‑filled volumes that make the comparison with later “full‑bodied” sculptural languages – such as Botero’s – feel surprisingly natural. [1][4]
Soon after these magnificent works, Cataldi’s life came to an end in Rome in 1930, at a relatively young age, and we can only imagine what further developments his art might have taken. [1][2] What is certain is that sculpture lost a true master, one who would fully deserve a more visible place in museums and art‑history textbooks. Unfortunately, with a few sporadic exceptions, this is not the case: hugely celebrated during his lifetime, he was largely overshadowed after his death – “guilty” of having brilliantly crossed the seasons of liberty, the Roman Secession and the art of the Fascist period; “guilty” of remaining obstinately figurative, ignoring abstraction and the avant‑gardes of any persuasion; “guilty”, above all, of being a genuine classicist, focusing his research on the beauty of the human body, whether in feminine grace or virile strength. [1][8]
The paradox is that, while handbooks tend to ignore him, his works keep speaking loudly in public space: the Victories on Ponte Vittorio Emanuele II, the war memorials, the female figures in museums, and even the surprising “fluvial Leonardo” reclining like a river god on a small island in the Loire at Amboise. [1][5] And the photographic gallery accompanying this text – the result of years of on‑site explorations, carefully chosen viewpoints and patiently captured light – probably does more than any textbook to convey the living quality of his modelling… so trust your own eyes, the images tell the story with great clarity.
*(And, not least, some of small works by Cataldi continue to live on in devoted private collections as well – a quiet but stubborn way of keeping him in circulation, not just in archives but in everyday rooms and lives.)*
Citazioni: [1] Amleto Cataldi – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Amleto_Cataldi [2] CATALDI, Amleto – Enciclopedia – Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/amleto-cataldi_(Dizionario-Biografico)/ [3] Cataldi Amleto – Dizionario d’Arte Sartori https://dizionariodartesartori.it/artisti/castaldi-amleto [4] Amleto Cataldi » Acquisto Arte https://www.acquistoarte.it/artista/amleto-cataldi/ [5] Monumento ai caduti – L’artista Amleto Cataldi http://icr.beniculturali.it/pagina.cfm?usz=1&uid=854&umn=851 [6] Vittorio Emanuele II Bridge: History and Architecture https://www.archeoroma.org/sites/vittorio-emanuele-ii-bridge/ [7] Ponte Vittorio Emanuele II https://turismoroma.it/de/node/1497 [8] Amleto Cataldi scultore nel “ventennio” – UNOeTRE.it https://www.unoetre.it/2024/07/11/amleto-cataldi-scultore-nel-ventennio/
(cliccare sulle immagini per vederle per intero ed ingrandite)
Aggiornamento (gennaio 2024)
I nostri accorati appelli sul recupero della figura di Cataldi sembrano non essere caduti nel nulla: il 23 ottobre 2023 si è svolta una giornata di studi “Cataldi classico alla Sapienza”. Di seguito i video documentari
…e un “bonus” :
Aggiornamento (11 gennaio 2024)
Tornano i dis…Corsi di Navigazione di Paolo Giannetti (Comandante Bitta) !!
Tornano i
DIS…CORSI DI NAVIGAZIONE a cura del Comandante Giannetti
MARTEDÌ 8 APRILE
Ore 21 (ingresso dalle 20.30)
presso il Circolo Ufficiali in Lungotevere Flaminio 45, Roma, si svolgerà il 1° incontro sul seguente argomento:
NAVIGAZIONE PIANA
Coordinate Geografiche
Rotta Ortodromica e Lossodromica
La Carta Nautica
Per le prenotazioni scrivere a:
paolo.giannetti58@gmail.com
oppure
+393357527366 (WHATSAPP)
NOTA: E’ consentito un abbigliamento informale (senza obbligo di giacca e cravatta) ma comunque consono all’ambiente. I Sig. Soci che lo desiderano potranno pranzare insieme ai loro ospiti usufruendo, dalle 20, del servizio mensa. In alternativa sarà disponibile, prima dell’incontro, un “refreshment” di caffè/the, bevande e stuzzichini dolci e salati. Sarà richiesto un piccolo contributo per le spese organizzative.
Cieli sereni PG
Marte in opposizione!
Giovedì 16 gennaio 2025✍
565° giorno del Tour Mondiale Nave Vespucci sta navigando verso Gedda (Arabia Saudita) 🇸🇦
MARTE IN OPPOSIZIONE !
La scorsa notte Marte ha raggiunto l’ ‘OPPOSIZIONE’ con il Sole, e sta brillando intensamente nel cielo notturno. Ciò è dovuto al fatto che Marte e il Sole si trovano nella direzione opposta, quasi allineati, rispetto alla Terra. S T M 🌞———🌎—-🔴
Questi i dati: Distanza dalla Terra 0,64 UA Magnitudine m -1,4 Dimens. angolare 14,5″
Come individuare Marte nel cielo ? Grazie a questa configurazione, il pianeta sorge dall’orizzonte nord-orientale al tramonto e raggiunge il punto più alto del cielo a sud intorno alla mezzanotte. È visibile come un punto rosso brillante nella costellazione dei Gemelli, allineato con le due “stelle gemelle” Castore e Polluce.
Ogni quanto accade? La periodicità delle opposizioni (periodo sinodico) può variare fra 764 e 810 giorni. La prossima opposizione di Marte avverrà il 19 febbraio 2027 ma sarà meno spettacolare di questa: il pianeta rosso sarà più lontano dalla Terra (0,68 UA), quindi apparirà un po’ più debole (magnitudine -1.2) e più piccolo (dimensione angolare 13.8″).
CURIOSITÀ Si definisce una GRANDE OPPOSIZIONE quando un pianeta si trova in prossimità del perielio (punto più vicino al Sole) e, contemporaneamente, la Terra si trova all’afelio (punto più lontano dal Sole) della sua orbita. Date le caratteristiche delle orbite terrestre e marziana, una “grande opposizione” ricorre circa ogni 15-17 anni. La prossima “grande opposizione” avverrà il 15 settembre 2035 (0,38 UA, m -2,8, angolo 24,6″) che quasi uguaglierà quella ‘storica’ del 31 luglio 2018 (0,38 UA, m -3,0, angolo 24,3″).
NOTA: L’ UA (Unità Astronomica), rappresenta la distanza media Terra-Sole, equivalente a circa 150 milioni di Km.
Cieli sereni PG
Buon Natale!!!
Earthrise: la “Terra sorgente”, 24 dicembre 1968
Martedì 24 dicembre 2024✍️
Nave Vespucci in porto ad Abu Dhabi (Emirati Arabi). 🇦🇪
ACCADDE OGGI… …il 24 dicembre 1968
Era il 24 dicembre del 1968 quando William Anders, astronauta dell’Apollo 8, scattò l’ormai celebre fotografia meglio nota come “Earthrise”, una delle foto più belle e iconiche mai scattate. Si trattò della prima foto a colori della Terra scattata da un essere umano da un altro corpo celeste. L’immagine in cui si vede il nostro pianeta, parzialmente in ombra, che “sorge” dai crateri della Luna, fu ripresa durante il volo di quella missione che non atterrò mai sul satellite ma rimase sempre in orbita intorno alla Luna.
LA TERRA CHE NON SORGE Anche se dalla foto potrebbe sembrare così, la Terra, vista dalla Luna, in realtà NON “sorge” esattamente come il Sole si vede dal nostro pianeta. Proprio come la Luna, che ci mostra sempre la stessa faccia, la Terra appare, da qualsiasi punto della superficie lunare, come un ‘disco blu’ più o meno immobile nella stessa posizione nel cielo. Questo è dovuto alla rotazione sincrona del nostro pianeta con il satellite.
Un’altra curiosità. Anche se la Terra non si muove attraverso il cielo, ciò che vedremmo non è statico: dalla Luna noteremmo la rotazione dei continenti e il variare del disegno delle nubi nell’atmosfera come se fosse un mappamondo. In conclusione l’effetto del “sorgere” fu ottenuto dal volo orbitale che, puntando in direzione della Terra, la fece apparire sorgente dall’orizzonte.
Lo storico dell’arte James Fox così commentò ….«Come sempre succede quando un’immagine è potente, Earthrise ha cambiato la prospettiva delle persone. La foto che toglie la Terra dal centro ne ridimensiona l’importanza, facendo sentire piccoli piccoli anche i suoi abitanti».
Cieli sereni e…..Pace in Terra! Buon Natale PG
Yedo, Jeddo, Yeddo…oggi TOKYO!
Venerdì 30 agosto 2024✍️ – Nave Vespucci ha lasciato il porto di Tokyo e sta navigando verso Manila (Filippine) 🇵🇭
Goodbye Edo!
Yedo, Jeddo, Yeddo…oggi TOKYO!
Edo (江戸, inizialmente ゑど, letteralmente “entrata della baia” o “estuario”), o Yeddo, erano i nomi originari della città di Tokyo. Sono rimasti in uso fino al 1868 quando, a seguito della restaurazione Meiji, (ritorno al potere dell’imperatore dopo secoli di dominio degli shōgun) divenne la residenza dell’imperatore e perciò ribattezzata Tōkyō (東京, letteralmente “capitale orientale”).
Nel disegno a destra il Castello di Edo, esempio di architettura militare costruito nel XV secolo: fu prima quartier generale degli shōgun e poi palazzo imperiale. Nel 1873 il castello fu distrutto da un incendio nelle parti più antiche.
In basso a sinistra la Grande Onda di Katsushika Hokusai, considerata l’opera più rappresentativa dell’arte giapponese. Hokusai nacque nel 1760 proprio a Edo sotto lo shogunato Tokugawa, l’ultimo governo feudale del Giappone.
Cieli sereni PG
La Bandiera del Giappone
Sabato 24 agosto 2024✍️ – Nave Vespucci ha fatto il suo ingresso nelle acque territoriali giapponesi
Gli orologi di bordo sono stati regolati per l’ora del Fuso Orario del Giappone GMT + 9h. L’ora di Tokyo è 7 ore avanti rispetto all’ora italiana estiva (legale) in vigore adesso. Le ore di differenza diventeranno 8 quando in Italia si ritornerà all’ora standard (invernale). Il Giappone, invece, non adotta l’ora legale (dal 1951).
LA BANDIERA DEL GIAPPONE
Si tratta di una bandiera bianca rettangolare con un grande disco cremisi al centro che rappresenta il Sole. La bandiera è ufficialmente chiamata in giapponese Nisshōki (日章旗 “Bandiera del Sole a forma di disco”), ma è più comunemente nota come Hinomaru (日の丸 “Disco solare”).
Fu promulgata ed entrò in vigore soltanto nel 1999, anche se, in mancanza di una legislazione che in precedenza indicasse una bandiera nazionale ufficiale, è stata considerata de facto la bandiera del Giappone già dal 1870 quando l’ imperatore Meiji la designò per l’uso sulle navi mercantili e militari giapponesi (ma non come bandiera nazionale); tuttavia, lo è diventata per uso consuetudinario.
CURIOSITÀ Esiste una variante chiamata Kyokujitsuki (“Bandiera del Sole nascente”), quella con il disco rosso su fondo bianco e 16 raggi che partono dal centro: la storica bandiera dell’Impero. La “bandiera del sole nascente” è utilizzata dalle attuali Forze di Autodifesa Marittima (così si chiama la Marina Militare in Giappone) e non deve essere confusa con la bandiera nazionale.
Cieli sereni PG
Botero a Roma
Gallery in progress. Stay inflated!
Donna distesa, 2003, Terrazza del PincioVenere Dormiente, 1994, Terrazza del PincioCavallo con Briglie, 2009, Largo San Carlo al CorsoGatto, 1999, Piazza San Lorenzo in Lucina