Dal mito di Leandro, a Tarzan

Articolo già pubblicato su Ocean4future.org il 28 giugno 2021 (link)

https://www.ocean4future.org/savetheocean/archives/61317
«Se credi alla verità, venendo mi sembra di essere nuotatore, tornando mi sembra di essere un naufrago.
E se mi credi, verso di te la via mi sembra in discesa, quando parto da te, è un monte di acqua insensibile» Ovidio, Eroidi, Lettera XVIII (di Leandro ad Ero)

A Roma, nel Museo Nazionale Romano, è conservata una lunetta del 30 a.C. che raffigura la scena mitologica del giovane Leandro che attraversa a nuoto lo stretto dell’Ellesponto (l’odierno stretto dei Dardanelli) per raggiungere sulla costa opposta l’amata Ero, rappresentata in cima a una torre. Nelle sue traversate notturne da Abydos a Sestos, Leandro era guidato da una lucerna accesa da Ero. Una notte, una tempesta spense la lampada, disorientando Leandro che annegò tra le onde. 

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immagine di Leandro che nuota, foto dell’autore

Quando, all’alba, Ero vide il suo corpo senza vita sulla spiaggia, affranta, si tolse la vita. La pittura, per datazione e stesura, può essere classificata come un’opera del “secondo stile pompeiano avanzato“. A margine, rileviamo come la torre di Ero e la struttura a ponte che la accompagna assomiglino curiosamente agli edifici razionalisti del Foro Italico a Roma, che ospitano le piscine del CONI, costruiti quasi duemila anni dopo. Ma qui non ci interessa tanto lo stile architettonico dell’edificio, né quello pittorico con il quale Leandro è stato rappresentato, quanto, piuttosto, lo stile natatorio che il giovane sembrerebbe esibire. Da questo punto di vista, rimangono ben pochi dubbi: l’anonimo artista di età Augustea ci mostra la bracciata a stile libero, o più correttamente, a “crawl” di Leandro: braccio allungato in avanti, mano destra in fase di appoggio-presa, gomito e polsi correttamente piegati per ottimizzare la trazione.

Osservate, braccio sinistro indietro lungo il fianco, leggermente flesso e rilassato all’inizio della fase di recupero aereo. Sebbene la posizione della testa, un pò troppo alta e ruotata in direzione del braccio avanzato, potrebbe essere considerata un errore tecnico, presumibilmente, il giovane e romantico Leandro stava cercando con lo sguardo la sua luce guida tra le onde. E’ anche probabile che lo stesso Ovidio, a sua volta, sapesse nuotare: la sua “via in discesa” e il suo “monte di acqua insensibile” somigliano in maniera più che sospetta alle descrizioni degli atleti quando raccontano le sensazioni proprie delle fasi inziali e finali di una gara in vasca.

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Richard Westall (1765-1836), George Gordon Byron, 6th Baron Byron, 1813. Image: © National Portrait Gallery, London.

Se le abilità acquatiche di Ovidio rimangono nell’ambito delle nostre supposizioni, quelle di un altro poeta, stavolta di età romantica,  Lord Byron, sono invece ben documentate; il 3 maggio 1810 volle ripetere proprio l’impresa di Leandro, traversando a nuoto l’Ellesponto insieme ad un Ufficiale della Marina Britannica, Mr. Ekenhead.

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Un dettaglio della mappa dell’Ellesponto di Barbie du Bocage. Ci mostra Sestos, il Tour de Hero e Abydos. La regione ha una ricca storia: in basso a sinistra è l’ipotesi settecentesca sulla posizione della città di Troia, a pochi chilometri dalle rovine moderne, la cui posizione venne determinata per la prima volta nel 1822.

All’impresa natatoria Lord Byron dedicò ovviamente alcuni versi (auto) celebrativi: 

For me, degenerate modern wretch,
⁠Though in the genial month of May,
My dripping limbs I faintly stretch,
⁠And think I’ve done a feat to-day.
But since he crossed the rapid tide,
⁠According to the doubtful story,
To woo,—and—Lord knows what beside,
⁠And swam for Love, as I for Glory;

Lord Byron scriveva versi certamente glorificanti (visto che il suo scopo era quello di tuffarsi – letteralmente – anche lui nel mito) però del tutto privi di indicazioni tecnico-natatorie; non ci risultano descrizioni riguardo il suo stile e possiamo solo supporre che nuotasse a rana, come ogni rispettabile britannico di quei tempi, visto che lo “stile di Eton“, questo sì ben descritto con dovizia di particolari e che andò per la maggiore nella prima metà del XIX secolo era sostanzialmente un antenato tranquillo e scivolato della rana odierna.

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LEAHY, “Sergeant” (John Corbitt). The Art of Swimming in the Eton Style. With a Preface by Mrs Oliphant. Macmillan; Nottingham: Shepherd Bros. 1875

Di questa nuotata però ne parleremo ampiamente in un prossimo articolo, perché oggi trattiamo, appunto, la storia del “crawl”.

Il Crawl


Sappiamo per certo che la bracciata alternata, tipica del crawl, che in seguito sarebbe stata perfezionata da nuotatori americani, fu vista e raccontata per la prima volta nel mondo occidentale moderno solo nel 1844 a Londra, per merito dei nuotatori nativi americani della tribù Ojibwe Flying Gull e Tobacco. Costoro erano stati invitati dalla British Swimming Society per un’esibizione ai bagni di High Holborn a Londra, gareggiando l’uno contro l’altro (sfida e rivincita) per una medaglia d’argento. Per la cronaca Flying Gull vinse entrambe le sfide. Riportiamo testualmente la cronaca d’epoca:

At a signal, the Indians jumped into the bath, and, on a pistol being discharged, struck out and swam to the other end, a distance of 130 feet, in less than half a minute.  The Flying Gull was the victor by seven feet. They swam back again to the starting-place, where Flying Gull was a second time the victor. Their style of swimming is totally un-European.  They lash the water violently with their arms, like the sails of windmill, and beat downwards with their feet, blowing with force, and fanning grotesque antics. They then dived from one end of the bath to the other with the rapidity of an arrow, and almost as straight tension of limb.  They afterwards entered the lists with Mr. Kenwerthy, one of the best swimmers in England, and who beat them with the greatest ease.

Le indicazioni cronometriche forniscono per Flying Gull una velocità di circa 1,3 metri al secondo. Tutto considerato senz’altro una buona prestazione, visto che l’attuale primatista mondiale dei 50 stile libero, l’americano Caeleb Dressel, 175 anni di progresso dopo, viaggia ad una velocità neanche doppia, pari a 2,38 m/sec.

Il campione locale, il nuotatore inglese Harold Kenworthy, che era furbo, fresco e riposato, utilizzò poi lo stile rana per sfidare i due stanchi Ojibwe in una terza gara, vincendola facilmente: come prevedibile, questo risultato fu utilizzato per giustificare la presunta superiorità dello stile britannico con il risultato che gli Inglesi, già conservatori per attitudine culturale, continuarono imperterriti a nuotare solamente a rana per altri 30 anni; precisamente fino al 1873 quando John Arthur Trudgen (1852-1902), anche lui britannico, apprese da altri indigeni del Sud America un’altra versione del crawl: stavolta caratterizzato dalle gambe a forbice e dalla bracciata “successiva”, ovvero con un braccio che completa il proprio ciclo prima che parta l’altro.

Trudgen’s style

Il successo del nuovo stile di Trudgen fu tale che la nuotata “gambe a forbice – bracciata a crawl” viene tuttora chiamata col suo nome. Il Trudgen viene ancora utilizzato per alcune tecniche di salvamento a nuoto. Il Trudgen venne ulteriormente modificato agli inizi del ‘900 da un australiano, Dick Cavill, che sviluppò la bracciata ispirandosi ad alcuni nuotatori delle Isole Salomone, che enfatizzavano rollio del corpo e allungamento della bracciata, lasciando le gambe semplicemente libere di coordinarsi naturalmente con un movimento a “serpentina”; tale stile venne chiamato “il gattonare australiano“. La serpentina si ottiene facilmente, lasciando libere le gambe di fluttuare senza cercare la propulsione; è uno stile energeticamente scivolato, non dispendioso, quindi adatto a fondisti e mezzofondisti, a “trazione anteriore”, dove l’avanzamento è affidato sostanzialmente alle sole braccia.

Poco dopo Il nuotatore americano Charles Daniels (1885 – 1973), invece, per aumentare sensibilmente la velocità sulle brevi distanze, pur a prezzo di un consumo energetico non sostenibile a lungo, reintrodusse il movimento di gambe di Flying Gull e Tobacco, che oggi chiameremmo canonico. In pratica, specificando la necessità di coordinare sei tempi di battuta per ogni ciclo di bracciata e definendo così, una volta per tutte, il nuovo stile che combinava la bracciata allungata ed articolata di Cavill con la poderosa battuta di gambe degli OJibwe. Daniels, con questa tecnica vinse varie medaglie d’oro alle Olimpiadi di St. Louis (1904) e Londra (1908).

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ritratto di Charles Meldrum Daniels (1885 – 1973), freestyle swimmer statunitense, medaglia d’oro olimpica – Autore e Fonte Bain News Service, publisher – Public domainCharles Meldrum Daniels.jpg – Wikimedia Commons

Charles Daniels, da allora, viene considerato il fondatore del “front crawl americano“. Americano come, peraltro, americani (sebbene l’uno di origine hawaiana, l’altro di natali austro-ungarici) furono i due più grandi campioni ed interpreti di questo stile, negli anni dieci e venti del secolo scorso, Duke Kahanamoku (1890-1968) e Johnny Weissmuller (1904-1984), due star assolute, la cui celebrità debordava ben al di là del mondo del nuoto, nonostante le numerose medaglie d’oro vinte da entrambi nelle olimpiadi che vanno dal 1912 al 1928.

Nel video potete vedere l’americano di origine Hawaiana Duke Kahanamoku vincere i 100 metri stile libero ai Giochi Olimpici di Anversa del 1920.

La fantastica carriera di Duke si concluse a Parigi nel 1924 dove conquistò l’argento nei 100 m dietro a Johnny Weissmuller, il più famoso Tarzan cinematografico di sempre.

Nella clip, potete vedere una ripresa subacquea della nuotata di Johnny Weissmuller nei panni di Tarzan.

Dai tempi di Daniels, Kahanamoku e Weissmuller, quindi da oltre un secolo, la nuotata a crawl è rimasta sostanzialmente la stessa e le differenze di prestazioni tra i campioni di allora e quelli odierni sono da attribuirsi esclusivamente ai naturali progressi medico-scientifici (teorie dell’allenamento, alimentazione) e tecnologici (costumi, frangi-corsie) che sono nel frattempo intervenuti. Ad esempio, ritengo che un talento naturale ed assoluto come Weissmuller, che chiuse la carriera imbattuto, a parità di materiali e di allenamento potrebbe competere ancora con i migliori campioni di oggi.

Una curiosità
Tornando al mitico Leandro, il suo front crawl “americano” fu definito tale dagli americani, che forse non conoscevano i miti classici, e quindi non potevano sapere nemmeno che lo stile del giovane eroe era in uso fin da tempi ancora più antichi di quelli di Augusto.

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C’è un bassorilievo mesopotamico del IX sec. a.C. conservato al British Museum di Londra, proveniente dal palazzo di Ashurnasirpal II a Nimrud (Irak) che rappresenta dei guerrieri “assaltatori”, che nuotano verso il nemico con la copertura degli arcieri Assiri.

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Notate nel dettaglio, che mentre i due personaggi in basso si avvalgono ad un otre, a modo di salvagente gonfiato con la bocca, il terzo nuotatore mostra un crawl praticamente perfetto con tanto di corretto posizionamento dei piedi … tanto per confermare, ancora una volta, che “non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole“, soprattutto in acqua.

Giancarlo De Leo 




Il “profumo” della Primavera del Mare

In Toscana il giorno 21 febbraio è tradizionalmente considerato l’inizio della Primavera del Mare, un momento speciale, preludio alla primavera meteorologica, che ha inizio il 1 marzo e a quella astronomica che prenderà il via con l’equinozio del prossimo 20 marzo.

Perchè viene chiamata “Primavera del Mare”?

I pescatori e la gente di mare hanno da sempre notato che tutte le forme di vita marina sono già in fermento un mese prima di quelle dell’ambiente terrestre: il mare, prima della terra, avverte dell’arrivo della nuova stagione: il 21 febbraio il clima è generalmente mite, le acque cominciano a riscaldarsi e, nel mare, è già primavera.
In questo periodo si osservano cambiamenti nei comportamenti e nelle attività della fauna, come ad esempio la migrazione o il proliferare di alcune specie marine.
Tra queste ci sono le Barchette di San Pietro (le Velelle nella foto), che “veleggiano” sulla superficie del mare trasportate dal vento.

Descrizione
Le barchette di San Pietro fanno parte della famiglia degli cnidari (meduse, anemoni e coralli): sono caratterizzate da un disco ovale che trattiene l’aria permettendone il galleggiamento e da una piccola vela sottile, da cui appunto il nome “velella”, in grado di sfruttare il vento per muoversi.

CURIOSITÀ
…Ma cos’è questa puzza?🤭

In questo periodo dell’anno, l’aumento delle ore di luce favorisce lo sviluppo della fotosintesi: si ha di conseguenza un’eccezionale crescita degli organismi vegetali del plancton (fitoplancton) ed in risposta, un altrettanto rapido aumento degli organismi zooplanctonici erbivori che se ne nutrono, tra cui proprio le velelle!
Queste formano delle vaste praterie violacee galleggianti in mare aperto ma spesso ci si accorge di loro quando (purtroppo) vengono trasportate in gran numero sulla battigia dove spiaggiano per poi morire e farsi notare, non solo per il colore, ma soprattutto per lo sgradevole odore!
D’ora in poi quindi, quando sentiremo quell’odore non storceremo più il naso perchè, in fondo, è… primavera!

Cieli sereni
PG




Darwin day!

Giovedì 12 febbraio 2026✍️

DARWIN DAY

La Giornata di Darwin (Darwin Day) è la celebrazione in onore di Charles Darwin che si tiene ogni 12 febbraio in occasione dell’anniversario della sua nascita (1809).

Charles Robert Darwin è stato un biologo, naturalista, geologo ed esploratore britannico, celebre per aver formulato la teoria dell’evoluzione delle specie per selezione naturale agente sulla variabilità dei caratteri ereditari e della loro diversificazione occorsa per discendenza da un comune antenato.

Nel 1859 pubblicò quella sua teoria nel libro L’Origine delle Specie: molti dei dati su cui basò la sua tesi furono raccolti durante un viaggio intorno al mondo sulla nave HMS Beagle.
Vi imbarcò a 22 anni come naturalista ed esplorò il Sud America, le Isole Galapagos e altre regioni, accumulando reperti, fossili e dati geologici che misero in discussione la stabilità delle specie.
La missione del Beagle, iniziata il 27 dicembre 1831 e conclusa il 2 ottobre 1836 (quasi cinque anni!), aveva come obiettivo il rilevamento idrografico delle coste sudamericane.
Darwin trascorse la maggior parte del tempo sulla terraferma, studiando la geologia e la biodiversità comprese le famose tartarughe delle Galapagos.
Il materiale raccolto, in particolare il collegamento tra specie estinte (come il megaterio) e viventi (l’armadillo), portò Darwin a teorizzare la selezione naturale, poi pubblicata nel suo diario di viaggio, The Voyage of the Beagle.

CURIOSITÀ
Una delle frasi più celebri di Darwin è “Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.”

Cieli sereni
PG




La Bandiera della Bosnia ed Erzegovina

*Mercoledì 4 febbraio 2026*✍️

*ACCADDE OGGI…*
*…il 4 febbraio 1998*

Il *4 febbraio 1998* lo Stato della *Bosnia ed Erzegovina* adotta la sua bandiera.

LA BANDIERA 🇧🇦
L’attuale bandiera della Bosnia ed Erzegovina, che il 4 febbraio 1998 sostituì la precedente bandiera, è blu con un triangolo giallo (che ricorda la forma dello Stato) ed ha una fila di stelle bianche a cinque punte allineate lungo l’ipotenusa.
I tre vertici del triangolo rappresentano le tre etnie del paese (Serbi, Croati e Bosgnacchi). Le stelle rappresentano l’Europa e sono disegnate ‘in continuo’ (per questo le stelle in alto ed in basso sono a metà). I colori bianco, blu e giallo sono tradizionalmente legati alla Bosnia Erzegovina e associati alla neutralità e alla pace.

UNA COMPLESSA SUDDIVISIONE🤔

La BOSNIA-ERZEGOVINA è uno Stato sovrano indipendente, abitato da tre popoli (bosgnacchi, serbi, croati): ha una presidenza tripartita e istituzioni centrali che gestiscono la politica estera e la difesa ma è diviso in *2 unità principali* con alto grado di autogoverno.

1) La *Repubblica Serba di Bosnia* (_Republika Srpska_), creata dagli Accordi di Dayton nel 1995, copre circa il 50% del territorio (la parte nord ed est) ed ha una maggioranza serbo-ortodossa (in rosso).

2) La *Federazione di Bosnia ed Erzegovina* è invece abitata prevalentemente da bosgnacchi e croati (nelle varie tonalità di azzurro).

Esiste poi il *Distretto di Brčko*, un piccolissimo territorio nella zona nord-orientale che funge da distretto autonomo, appartenente a entrambe le entità, mantenuto sotto supervisione internazionale (in giallo).

CURIOSITÀ
La Bosnia Erzegovina ha una linea di costa tra le più corte al mondo: solamente *20 km!*.
Superiore solamente a Gibilterra (12 Km) e Monaco (4 Km).

Cieli sereni
PG




Capo Horn!

*Giovedì 29 gennaio 2026*✍️

*ACCADDE OGGI…*
*…il 29 gennaio 1616*

*IL PRIMO PASSAGGIO DI CAPO HORN…410 anni fa!*

Il *29 gennaio 1616*, due olandesi, *Willem Schouten* e *Jakob Le Maire* doppiano per la prima volta *Capo Horn*, il passaggio più temuto e pericoloso del mondo.

Finanziati dai commercianti della città di Hoorn, da dove partirono, organizzarono la spedizione per aggirare il monopolio della Compagnia delle Indie Orientali, che controllava i passaggi marittimi da est per il Capo di Buona Speranza, e da ovest per lo Stretto di Magellano, le uniche rotte conosciute allora.
Vennero approntate due navi, la _Hoorn_ e la _Eendracht_, che salparono nel giugno del 1615. La Hoorn fu perduta per un incendio, ma la Eendracht, con la quale gli equipaggi continuarono il viaggio, il 29 gennaio 1616, dopo lunghi mesi di durissima navigazione, doppiò quello che venne battezzato _”Kaab Hoorn”_ (oggi Capo Horn) in onore del porto di origine e concluse il viaggio sull’isola di Giava.
[Nell’immagine l’Eendracht e l’Hoorn lasciano il porto di Hoorn in un disegno di artista sconosciuto]

CURIOSITÀ
Capo Horn ospita il più grande cimitero di navi del mondo. Vi sono affondate più di 800 navi e vi hanno trovato la morte circa 10 mila marinai.😞

Cieli sereni
PG




L’inchino sciagurato

*Martedì 13 gennaio 2026*✍️

*ACCADDE OGGI…*
*…il 13 gennaio 2012*

La nave da crociera _Costa Concordia_ urta degli scogli a 500 metri dal porto dell’Isola del Giglio, provocando nello scafo una falla e causando *32 morti, 80 feriti e 2 dispersi*, con la conseguente evacuazione totale delle *4229 persone*, tra equipaggio e passeggeri, presenti a bordo della nave.
🫣

*L’ “INCHINO”*

Il cosiddetto “inchino”, del quale si è tanto parlato in seguito a quell’ incidente di 14 anni fa, altro non è che un passaggio sottocosta di una nave per omaggiare con luci e segnali acustici gli abitanti della zona.
NON è una regola, ma una tradizione marinaresca che affonda le proprie origini ai tempi delle repubbliche marinare: una tradizione radicata anche nella marina militare, a tal punto che anche Nave Vespucci talvolta fa sosta alla fonda di fronte alle cittadine costiere che incontra sulla sua rotta per omaggiarle e mostrarsi in tutta la sua bellezza.

L’ “inchino” oggi ha assunto un significato molto meno poetico: una “rotta turistica” sottocosta per passeggeri ed ospiti da intraprendere sulla base di valutazioni e considerazioni da parte del Comandante in base a svariati criteri che tengono conto, ad esempio, della pericolosità dei fondali, la conformazione della costa, il traffico, le condizioni meteo marine e altro. Tutto DEVE essere eseguito in conformità alle norme di SICUREZZA ed il cambio rotta va registrato come variazione al piano di navigazione.

*COME E’ NATO L’INCHINO ?*

Con il trascorrere degli anni, l’inchino ha avuto tante interpretazioni.
In passato, nel Golfo del Leone o nelle Bocche di Bonifacio, tanto per citare due esempi, in presenza di forte maestrale (vento da NW) la rotta più breve prevedeva di tagliare il golfo, facendo l’INCHINO, ovvero, navigare verso l’interno del golfo per prendere meno mare. Questo perché nei golfi, con il vento forte che soffia da terra, il mare a largo si ingrossa in maniera considerevole; quindi, fare l’INCHINO significava navigare in sicurezza evitando sollecitazioni allo scafo, danni all’equipaggio, alla nave e al carico.

Con il termine INCHINO, ci si riferiva anche all’usanza che i comandanti, quando sapevano di avere a bordo un membro dell’equipaggio di una località posta in prossimità della rotta, “tufavano”, cioè salutavano con il fischio (la sirena) le mogli e le famiglie di chi era a bordo.

Ma quale era la casa di questi marinai? Come facevano a riconoscere la propria?
Ebbene, un’altra usanza (tutt’oggi esistente) di molte località disseminate lungo le coste italiane, era quella  di intonacare le proprie abitazioni con colori vivaci e diversi tra loro, così da poter riconoscere la propria anche a distanza.
Ma non fu il caso della Concordia.
Quel naufragio fa pensare invece che le manovre furono svolte senza criterio, e la bella nave rimase ‘inchinata’ per la responsabilità di persone che le regole scelsero di raggirarle.
(_Bitta scripsit XIII I MMXXII_)

Cieli sereni
PG




Mocha Dick!

*Giovedì 20 novembre 2025*✍️

*ACCADDE OGGI…*
*…il 20 novembre 1820*

Il *20 novembre 1820*, la baleniera americana ESSEX, nell’inseguire un gruppo di capodogli a largo delle Isole Galápagos, viene affondata dall’attacco deliberato di un enorme esemplare.

*MOCHA DICK*
Si trattava di un esemplare maschio già noto a chi navigava nelle acque vicino all’Isola Mocha, al largo del Cile meridionale. A differenza della maggior parte dei suoi simili, Mocha Dick era bianco (!) e lungo circa 21 metri.
Tralasciando la rocambolesca storia dei sopravvissuti (_Bitta scripsit XX XI MMXXII_) su di lui l’esploratore Jeremiah N. Reynolds raccolse osservazioni dirette pubblicandole in un giornale con il titolo _Mocha Dick: or The White Whale of the Pacific: A Leaf from a Manuscript Journal_ (“Mocha Dick: o la balena bianca del Pacifico: un foglio da un giornale manoscritto”).
Descrisse la balena come “un vecchio maschio bianco, di taglia e forza prodigiose… bianco come la lana” che riusciva a mandare in frantumi le imbarcazioni più piccole.

Molto probabilmente Mocha Dick fu avvistato e attaccato per la prima volta in una data precedente all’anno 1810. La sua sopravvivenza ai primi avvistamenti, insieme al suo aspetto insolito, lo rese rapidamente famoso tra i balenieri di Nantucket. Molti di loro tentarono di dargli la caccia dopo aver doppiato Capo Horn.
Se non veniva infastidito aveva un comportamento docile e a volte nuotava anche al fianco delle navi, ma non appena veniva attaccato reagiva con ferocia e astuzia, motivo per cui era assai temuto dai ramponieri. Quando era particolarmente innervosito si tuffava in profondità e poi saltava fuori dall’acqua, a volte completamente.

Secondo alcuni resoconti Mocha Dick venne ucciso nel 1838 dopo essere sopravvissuto a molti scontri (almeno 100): quell’ultima volta era accorso in aiuto di una femmina che aveva visto uccidere il suo piccolo dalle baleniere.
Fu rinvenuta una quantità impressionante di vecchi arpioni piantati nel suo corpo. Da lui vennero ricavati 100 barili d’olio ed una certa quantità di ambra grigia.

Fu l’ ispirazione per il famoso romanzo del 1851 *_Moby Dick_* di Herman Melville.

Cieli sereni
PG




Portorico!

Mercoledì 19 novembre 2025✍️

ACCADDE OGGI…
…il 19 novembre 1493

Era il 19 novembre 1493 quando Cristoforo Colombo approdò con la sua flottiglia nella baia di una verdeggiante isola delle Antille chiamandola San Juan Bautista.

Colombo non rimase colpito dalle spiagge, dorate e orlate di palme, nè dalla lussureggiante vegetazione tropicale. Così, dopo una breve sosta per approvvigionare le navi di acqua e viveri, salpò per continuare il suo secondo viaggio in cerca di isole più grandi e scoprire altre ricchezze.

Quell’isola oggi è PORTORICO, denominata Borikén dagli indigeni Taino e poi divenuta colonia spagnola con il nome di Borinquen.

PORTORICO OGGI 🇵🇷
Oggi Portorico vive una mutevole situazione politica che lo vede in bilico tra il suo attuale stato di Commonwealth e la possibilità di diventare uno Stato federato statunitense.
In qualità di territorio non incorporato Portorico è dotato di una propria autonomia di governo, ma non è nè indipendente (perché è pienamente soggetto alla legislazione federale statunitense) nè considerato uno degli Stati federati degli USA.

Gli abitanti di Portorico posseggono la cittadinanza statunitense ma non possono votare per eleggere il presidente degli Stati Uniti d’America, nè i membri del Congresso nè i senatori, in quanto non facenti parte della federazione.
L’economia del Paese si basa soprattutto sul turismo: meta molto rinomata dei Caraibi, si merita l’appellativo di Isla del Encanto (Isola dell’Incanto).

UN OSSERVATORIO DA RECORD

A circa 80 chilometri a ovest della capitale, San Juan, si trova l’Osservatorio di Arecibo che vanta il radiotelescopio più grande del mondo, con un riflettore parabolico di 305 metri di diametro.
Le dimensioni di questo telescopio permettono agli astronomi di osservare oggetti che altri telescopi non riescono a rilevare.
Da qui fu tramesso, nel 1974, il famoso messaggio radio (denominato, appunto, il Messaggio di Arecibo) indirizzato verso l’Ammasso Globulare di Ercole posto a 25000 anni luce (!) di distanza nella speranza che possa raggiungere una possibile civiltà aliena.
(Bitta scripsit XVI XI MMXXIII)

Cieli sereni
PG




Il Canale di Corinto

Giovedì 9 ottobre 2025✍️

ACCADDE OGGI…
…il 9 ottobre 2019

Il 9 ottobre 2019 la nave da crociera BRAEMAR, con a bordo 929 passeggeri, attraversa il Canale di Corinto, che separa la terraferma greca dal Peloponneso, conquistando così il primato della nave più grande ad averlo mai navigato.
Un’impresa non da poco, quella del comandante, se si considera che la nave è larga 22,5 metri e lo stretto ne misura circa 25,6.

IL CANALE DI CORINTO

Quello di Corinto è un canale artificiale che collega il Golfo di Corinto con il mar Egeo. Venne costruito tra il 1881 ed il 1893, sebbene l’idea della creazione di un canale navigabile in quella zona risalga al VI secolo a. C. con il tiranno di Corinto Periandros.
A quel tempo l’istmo veniva attraversato per mezzo del famoso diolko (in greco Δὶολκος), una via lastricata ricoperta di tavole di legno, unte di grasso, sulla quale le navi venivano ‘trainate’ da schiavi da una costa all’altra (7 km!), mentre le merci venivano trasportate con gli animali da soma.
Periandros abbandonò l’idea di costruire il canale per non provocare gli Dei, in seguito alla profezia della sacerdotessa di Delphi, Pythia, che diceva ” Istmon de mi pirgoute mid’ oryssete. Zeus gar etike nisson i evuleto” :
“Non costruire e non scavare l’Istmo. Giove pose l’isola dove voleva”.
Probabilmente il motivo principale per cui Periandros abbandonò il progetto furono le oggettive difficoltà di realizzazione e l’ interesse di Corinto a mantenere il controllo del traffico marittimo commerciale intorno al Peloponneso.

Nonostante quell’antica profezia, il canale artificiale fu costruito secoli dopo, tra il 1882 e il 1893, creando così una scorciatoia tra il Golfo di Corinto e il Golfo Saronico.
(Bitta tunc primum scripsit VIII X MMXXI)

Cieli sereni.
PG




Finiu a tri tubi…il Piroscafo “Città di Catania”

Domenica 3 agosto 2025✍️

ACCADDE OGGI…
…il 3 agosto 1943

IL PIROSCAFO CITTÀ DI CATANIA

Finiu a tri tubi !
Capita molto spesso di ricevere questa strana risposta nel chiedere a qualcuno l’esito di una qualche situazione “Come andò a finire?” (Comu finiu?): nella zona orientale della Sicilia è un’ espressione molto diffusa ma la sua origine, per qualcuno, è sconosciuta.

Ecco la storia. Tra il 1909 e il 1910 venne costruito per le Ferrovie dello Stato il piroscafo Città di Catania che aveva tre grossi fumaioli e, appunto per questo, denominato “la tre tubi”.
Dopo svariati anni di servizi postali di linea, dal 1939, la nave venne utilizzata dalla Regia marina.
Il 3 agosto 1943 compì il suo ultimo e sciagurato viaggio sulla rotta Durazzo-Brindisi con a bordo 407 passeggeri, tra civili e militari, e 105 componenti dell’equipaggio. Il sommergibile inglese HMS Unruffled lo avvistò al largo della città di Brindisi, lanciò due siluri e lo affondò.
Scomparvero 207 passeggeri e 49 membri dell’equipaggio (compreso il comandante).
Per questo in Sicilia, quando si usa l’espressione “finiu a tri tubi”, si vuole accennare a qualcosa andato storto, proprio come la triste fine di questa nave. 😔

Cieli sereni
PG