14 gennaio: il Capodanno Giuliano!

*Mercoledì 14 gennaio 2026*✍️

*14 GENNAIO*
*OGGI È CAPODANNO !*

Oggi *14 GENNAIO* è il capodanno del calendario giuliano (in russo Старый Новый Год, in serbo e macedone Стара Нова година, letteralmente “vecchio anno nuovo”).
È celebrato informalmente nei Paesi di religione cristiano-ortodossa: Russia, Serbia, Moldavia, Ucraina, Bielorussia, Macedonia del Nord e Georgia.
Per tutto questo XXI secolo, il _vecchio nuovo anno_ è stato (sarà ancora) salutato nella notte tra il 13 e il 14 gennaio: questa differenza di 13 giorni con il nostro Capodanno (calendario gregoriano), persiste da fine febbraio 1900 e così rimarrà fino a fine febbraio 2100.
In quell’anno il Capodanno ortodosso cadrà *14 giorni* dopo quello cattolico ovvero il *15 gennaio 2101* e rimarrà tale per tutto il XXII secolo.. fino al 2200!
(_Bitta tunc primum scripsit XIV I MMXXIII_)

Cieli sereni
PG




L’inchino sciagurato

*Martedì 13 gennaio 2026*✍️

*ACCADDE OGGI…*
*…il 13 gennaio 2012*

La nave da crociera _Costa Concordia_ urta degli scogli a 500 metri dal porto dell’Isola del Giglio, provocando nello scafo una falla e causando *32 morti, 80 feriti e 2 dispersi*, con la conseguente evacuazione totale delle *4229 persone*, tra equipaggio e passeggeri, presenti a bordo della nave.
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*L’ “INCHINO”*

Il cosiddetto “inchino”, del quale si è tanto parlato in seguito a quell’ incidente di 14 anni fa, altro non è che un passaggio sottocosta di una nave per omaggiare con luci e segnali acustici gli abitanti della zona.
NON è una regola, ma una tradizione marinaresca che affonda le proprie origini ai tempi delle repubbliche marinare: una tradizione radicata anche nella marina militare, a tal punto che anche Nave Vespucci talvolta fa sosta alla fonda di fronte alle cittadine costiere che incontra sulla sua rotta per omaggiarle e mostrarsi in tutta la sua bellezza.

L’ “inchino” oggi ha assunto un significato molto meno poetico: una “rotta turistica” sottocosta per passeggeri ed ospiti da intraprendere sulla base di valutazioni e considerazioni da parte del Comandante in base a svariati criteri che tengono conto, ad esempio, della pericolosità dei fondali, la conformazione della costa, il traffico, le condizioni meteo marine e altro. Tutto DEVE essere eseguito in conformità alle norme di SICUREZZA ed il cambio rotta va registrato come variazione al piano di navigazione.

*COME E’ NATO L’INCHINO ?*

Con il trascorrere degli anni, l’inchino ha avuto tante interpretazioni.
In passato, nel Golfo del Leone o nelle Bocche di Bonifacio, tanto per citare due esempi, in presenza di forte maestrale (vento da NW) la rotta più breve prevedeva di tagliare il golfo, facendo l’INCHINO, ovvero, navigare verso l’interno del golfo per prendere meno mare. Questo perché nei golfi, con il vento forte che soffia da terra, il mare a largo si ingrossa in maniera considerevole; quindi, fare l’INCHINO significava navigare in sicurezza evitando sollecitazioni allo scafo, danni all’equipaggio, alla nave e al carico.

Con il termine INCHINO, ci si riferiva anche all’usanza che i comandanti, quando sapevano di avere a bordo un membro dell’equipaggio di una località posta in prossimità della rotta, “tufavano”, cioè salutavano con il fischio (la sirena) le mogli e le famiglie di chi era a bordo.

Ma quale era la casa di questi marinai? Come facevano a riconoscere la propria?
Ebbene, un’altra usanza (tutt’oggi esistente) di molte località disseminate lungo le coste italiane, era quella  di intonacare le proprie abitazioni con colori vivaci e diversi tra loro, così da poter riconoscere la propria anche a distanza.
Ma non fu il caso della Concordia.
Quel naufragio fa pensare invece che le manovre furono svolte senza criterio, e la bella nave rimase ‘inchinata’ per la responsabilità di persone che le regole scelsero di raggirarle.
(_Bitta scripsit XIII I MMXXII_)

Cieli sereni
PG




Capodanno Berbero: buon 2976!

*Lunedì 12 gennaio 2026*✍️

*OGGI È IL CAPODANNO BERBERO, BUON 2976 !*

Il *12 gennaio* è il Capodanno Berbero (Amazigh) secondo un calendario che deriva dagli antichi cicli agrari della regione nordafricana che inizia nel 950 a.C., anno della salita al trono del faraone Sheshonq I, primo faraone di origine amazigh.
Il capodanno è noto con il termine berbero *Yennayer* (ⵢⴻⵏⵏⴰⵢⴻⵔ), che propriamente indica il primo mese dell’anno (il nome deriva infatti da quello latino di _Ianuarius_ ).

*PERCHÈ IL 12 GENNAIO ?*
Il calendario berbero è rimasto ancorato al calendario giuliano ma per tradizione gli amazigh continuano a festeggiare il capodanno con *11 giorni di ritardo* rispetto al calendario gregoriano (il 12 anzichè il 1° gennaio), senza tener conto dello spostamento tra i due calendari che si è accumulato nei secoli e che oggi è di 13 giorni.

Si festeggia in diverse zone del Maghreb e in molti paesi europei che ospitano le comunità berbere con spettacoli, balli tradizionali e degustazioni di street food passeggiando per i souk.
Un tratto caratteristico di questa festività, che spesso si confonde con quella islamica dell’ _ashura_, è l’uso, in molte regioni, di invocazioni rituali con formule quali _bennayu_, _babiyyanu_, _bu-ini_ ecc., tutte espressioni che, secondo molti studiosi, potrebbero rappresentare la corruzione degli antichi auguri in latino _bonus annus/bonum annum_
Buon Yennayer
_Asegwas ameggaz_

Cieli sereni e Buon *2976* !
PG




Raffaello Tenaglia …e la luce “materica”

Arte per passione

Raffaello Tenaglia (1940-2007) rappresenta una figura emblematica nel panorama artistico della Tuscia viterbese. Romano di nascita ma vitorchianese d’elezione, Tenaglia ha incarnato l’archetipo dell’artista che dipinge per pura necessità interiore, mosso da un “animo generoso” e da una sensibilità che trascende il puro dato visivo. La sua pittura non è mai stata un esercizio accademico, bensì un’effusione lirica volta a catturare l’essenza delle cose.

Il Borgo come Musa: Tra Realtà e Sogno
Il centro del suo universo creativo è stato Vitorchiano, il “borgo sospeso”. Tenaglia ha saputo interpretare la severità del peperino non come un limite grigio, ma come una superficie viva capace di trattenere la luce. Attraverso i suoi tratti decisi, i vicoli e le piazze diventano scenari metafisici dove regna una “serena compostezza”.

Analisi delle Opere Esemplificative

I. La Visione Paesaggistica: L’essenza del territorio
Nel primo quadro, “veduta di Vitorchiano”, osserviamo la sintesi perfetta del Tenaglia paesaggista:
* Composizione: Il borgo è arroccato e sintetizzato in volumi geometrici, quasi a voler sottolineare la solidità della storia contro l’impermanenza degli elementi naturali.
* Cromatismo: L’uso di gialli carichi e ocra trasmette un senso di calore mediterraneo.
* Il Cielo: Le sue tipiche nuvole materiche, contornate da blu vibranti, aggiungono una dimensione onirica che eleva lo scorcio reale a una visione suggestiva e magica.

II. La Visione Urbana: Il Sacro e il Quotidiano

Il secondo quadro sposta l’attenzione verso la monumentalità e la socialità:
* Soggetto: La presenza di cupole e campanili suggerisce una riflessione sul legame tra l’uomo e il divino, un tema ricorrente che Tenaglia esplora muovendosi “tra il sacro e il profano”.
* Dinamismo: A differenza del silenzio dei suoi paesaggi naturali, qui una folla indistinta ma vibrante anima la parte inferiore della tela, suggerendo la vita che pulsa all’ombra delle grandi architetture del passato.
* Atmosfera: I toni freddi dei grigi e degli azzurri, tipici della pietra laziale, sono spezzati da “punti luce” di colore puro, confermando la sua tecnica ricca di sentimento.

III. L’Isola Tiberina

Questa terza opera di Raffaello Tenaglia aggiunge un tassello fondamentale al saggio, mostrandoci la sua interpretazione di uno dei luoghi più iconici del Lazio e del mondo: Roma.
Il dipinto raffigura l’Isola Tiberina, riconoscibile dalla caratteristica prua in muratura (che richiama l’antica “nave di pietra”) e dalle arcate del Ponte Cestio o del Ponte Fabricio.
Analisi Critica dell’Opera
* L’Omaggio alle Radici: Essendo romano di nascita, Tenaglia torna spesso ai soggetti della Capitale. In questo quadro, la monumentalità romana viene spogliata dal rigore accademico per diventare una visione cromatica pulsante.
* Contrasti Cromatici Audaci: È forse una delle sue opere più coraggiose dal punto di vista del colore:
   * Il Rosso Pompeiano: L’edificio principale è reso con un rosso terra bruciata estremamente intenso, che contrasta nettamente con l’azzurro profondo dell’acqua sotto l’arcata.
   * L’Acqua e il Riflesso: Il Tevere non è dipinto con realismo, ma attraverso pennellate orizzontali bianche e grigie che suggeriscono il movimento della corrente e il riflesso della luce sulla superficie.
* Sintesi Formale: Tenaglia applica qui la sua celebre “serena compostezza”. Le forme sono semplificate: gli alberi sono macchie verticali di colore, e le finestre dell’edificio rosso sono semplici tocchi di bianco e blu. Questa tecnica permette di concentrarsi sull’emozione del luogo piuttosto che sulla sua documentazione architettonica.
* Luce e Atmosfera: Il cielo verde acqua, quasi lattiginoso, suggerisce un’atmosfera sospesa, tipica di un pomeriggio romano afoso o di un’alba silenziosa, confermando la sua capacità di catturare “stati d’animo” attraverso il paesaggio.
Integrazione nel Saggio
Nel saggio che stiamo strutturando, questo quadro rappresenta la sezione dedicata al “Ritorno alla Metropoli”. Mentre le opere su Vitorchiano celebrano la pietra e il borgo, questa veduta dell’Isola Tiberina dimostra che la sua “effusione lirica” rimane intatta anche davanti ai grandi monumenti.
Tenaglia non dipinge Roma come una cartolina, ma come un organismo vivente fatto di colori caldi e ombre fresche, mantenendo sempre quel “cuore d’oro” che traspare nella scelta di tonalità accoglienti e mai aggressive.
Ti servono altre analisi specifiche o vuoi procedere con la stesura definitiva del saggio completo di tutte e tre le opere?

Conclusione: L’Eredità di un Cuore d’Oro
La coerenza artistica di Tenaglia è stata celebrata ufficialmente nel 2007 con una mostra commemorativa a Vitorchiano, volta a onorare una personalità definita “eccezionale e unica”. Egli lascia in eredità una visione del mondo dove la natura e l’opera dell’uomo non sono in conflitto, ma unite da una luce che tutto avvolge e nobilita. La sua pittura rimane un invito alla sosta e alla contemplazione, un balsamo di tranquillità in un mondo frenetico.




Giove in opposizione!

Sabato 10 gennaio 2026✍️

GIOVE IN OPPOSIZIONE

Se questa mattina, verso le 9 ora italiana, ci fossimo trovati su Giove, avremmo assistito a un raro spettacolo: la Terra che transita davanti al disco del Sole (Vedi immagine).

È accaduto che il nostro pianeta e Giove si sono trovati in una particolare linea nello spazio, chiamata linea dei nodi (dove i piani delle loro orbite si intersecano) in un eccezionale allineamento: Giove è risultato in OPPOSIZIONE e alla MINIMA DISTANZA da noi (circa 588 milioni di chilometri), e quindi più luminoso e visibile per tutta la notte.

Giove va in opposizione circa ogni 13 mesi, perché la Terra compie un’orbita attorno al Sole in 1 anno, mentre Giove ne impiega quasi 12 (anni terrestri). Serve quindi poco più di un anno perché i due pianeti si ritrovino di nuovo dalla stessa parte del Sole, ma il transito della Terra davanti al disco della nostra stella ha una ben più rara frequenza: cinque passaggi, uno ogni 12 anni, seguiti poi da oltre un secolo di attesa. Quello di oggi 10 gennaio 2026 è stato l’ultimo della serie attuale e la prossima inizierà solo nel 2109.

OSSERVAZIONE
Come osservare Giove in opposizione?
Per trovare Giove basterà guardare in direzione opposta a quella in cui tramonta il Sole e risulterà ben visibile così come già lo è da qualche settimana e come lo sarà ancora per le prossime serate.

Cieli sereni
PG




Epifania

*Martedì 6 gennaio 2026*✍️

…._*Guidati da una stella* lo riconobbero e gli offrirono tre doni_ (Vangelo di Matteo).

*EPIFANIA*
L’ EPIFANIA è la festività cristiana che arriva 12 giorni dopo il Natale e chiude le feste natalizie. Non si celebra dappertutto il 6 gennaio: la chiesa ortodossa, che segue il vecchio calendario giuliano, la festeggia il 19 gennaio e domani, 7 gennaio, è il loro Natale.

Nella tradizione cristiana l’Epifania è la festa della rivelazione di Gesù. La parola infatti deriva da _epifàneia_ (ἐπιφάνεια): manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina.
Ma se la Chiesa cattolica associa l’Epifania alla nascita di Gesù e all’adorazione dei Magi, per il mondo ortodosso la festività ricorda il battesimo di Gesù nel Giordano.

*Chi erano i Re Magi?*
La storia di questi personaggi è ancora avvolta dal mistero.
Di loro si racconta solo nel Vangelo di Matteo e non erano in realtà dei Re, ma “Magi”, ovvero uomini saggi che studiavano le stelle e interpretavano i sogni. Non è certo che fossero in tre, né che seguissero una cometa.

Nel Vangelo non si fa riferimento a quanti fossero, né ai loro nomi, Melchiorre, Baldassare e Gaspare. Si citano, invece, i doni. L’ *oro*, simbolo di regalità, l’ *incenso*, riferimento alla divinità, e la *mirra*, una resina aromatica utilizzata nell’antico Egitto per le imbalsamazioni, presagio del sacrificio di Gesù.

*Chi è la Befana e cosa c’entra con i Re Magi?*
Il nome befana è una storpiatura della parola Epifania e la figura della vecchietta _”che vien di notte con le scarpe tutte rotte”_ appartiene alla tradizione popolare tipicamente italiana, poco conosciuta nel resto del mondo, che affonda le radici nei riti pagani legati al solstizio d’inverno e al raccolto per il nuovo anno.

LA LEGGENDA
Esiste una leggenda che lega la Befana ai Magi: diretti a Betlemme, i Magi avrebbero chiesto informazioni a un’anziana, incontrata lungo il cammino. La donna si rifiutò di seguirli, ma poi se ne pentì. Così partì con un cestino di dolci e, fermandosi a bussare a ogni porta in cerca di Gesù, regalò dei doni a ogni bambino che incontrò.
Da allora la Befana girerebbe il mondo, regalando dolci a chi è stato buono e infilando doni nelle calze appese nelle case.

CURIOSITÀ
Nell’immagine l’ _Adorazione dei Magi_ di Giotto del 1303, visibile nella Cappella degli Scrovegni a Padova.
Secondo alcuni studiosi la cometa che si vede sul dipinto è forse stata ispirata dalla Cometa di Halley, di cui il pittore sarebbe stato testimone nel 1301. ☄️
(_Bitta scripsit VI I MMXXI_)

Cieli sereni
PG




ARRIVANO LE QUADRANTIDI !

Domenica 4 gennaio 2026✍️

ARRIVANO LE QUADRANTIDI !

Oggi 4 gennaio è previsto il picco delle QUADRANTIDI, uno sciame meteorico visibile annualmente nei primi giorni di gennaio.

COS È UNO SCIAME?
Uno sciame meteorico avviene quando la Terra, nel suo moto orbitale intorno al Sole, attraversa una scia di detriti lasciati da una cometa sulla sua orbita.
Entrando a contatto con l’atmosfera a una velocità di alcune decine di chilometri al secondo, questi piccoli frammenti di roccia ( meteoroidi ) si incendiano per attrito con l’atmosfera, lasciando delle spettacolari scie luminose (ovvero le meteore, dette anche stelle cadenti ).

Che significa il nome “QUADRANTIDI” ?
Tutti gli sciami meteorici prendono il nome dalla costellazione in cui è posto il loro punto radiante (ossia la zona di cielo da cui sembrano originarsi).
Tuttavia, le Quadrantidi sembrano fare eccezione, perché il loro radiante è situato nella costellazione di Boote (il Bovaro). Quindi, da dove proviene questo nome?
Lo sciame prende il nome da un’antica costellazione, ora in disuso, chiamata Quadrans Muralis che fu creata, nel 1795, dall’astronomo francese Jerome Lalande ma rimossa dalla lista delle costellazioni moderne nel 1922. Così la Quadrans Muralis confluì nella costellazione di Boote, ma le Quadrantidi conservarono il loro nome, molto probabilmente perché, a gennaio, esiste già uno sciame meteorico minore che si ‘origina’ dalla costellazione di Boote: le Bootidi

OSSERVAZIONE
Tempo permettendo, sarà facile individuare il ‘radiante’ localizzando la luminosa stella Arturo, (quarta stella più brillante del cielo) sul prolungamento della coda dell’Orsa Maggiore, nella costellazione di Boote che ha la forma di un aquilone.
Gli esperti consigliano di scrutare il cielo dopo la mezzanotte, quando il radiante sorgerà sull’orizzonte di Nord-Est.
Purtroppo le Quadrantidi di questo 2026 si manifesteranno sotto la forte luce della Luna Piena. Questo comporterà condizioni scadenti per l’osservazione, poiché la luce lunare cancellerà la maggior parte delle meteore più deboli. Tuttavia, alcuni bolidi luminosi potrebbero essere visibili schermando il bagliore della Luna con un edificio, un albero o una collina.
L’attività, con un tasso orario di 60-200 meteore, durerà fino a circa il 12 gennaio.

CURIOSITÀ
Le QUADRANTIDI furono scoperte dal giovane toscano Antonio Brucalassi, scienziato (chimico) e letterato ma sicuramente non un astronomo.
Il 2 gennaio 1825, durante un viaggio ad Arezzo, osservò e descrisse questa grande abbondanza di stelle cadenti.

Cieli sereni
PG




Perielio! (Più vicini di così, non si può…)

*Sabato 3 gennaio 2026*✍️

*PIÙ VICINI DI COSÌ …NON SI PUO’ !*

Oggi, 3 gennaio, alle 18:17 circa (ora italiana) la Terra si troverà alla minima distanza dal Sole, circa 147 milioni di chilometri: il cosiddetto *PERIELIO* (dal greco “περί” perì = vicino e “Hλιος” helios = sole).
Da quel momento il nostro pianeta riprenderà ad allontanarsi dal Sole perchè l’orbita della Terra è ellittica e, di conseguenza, la distanza dalla nostra stella cambia nel corso dell’anno. Arriverà tra circa 6 mesi (il 6 luglio prossimo) nel punto più lontano *(AFELIO)* ad una distanza di quasi 152 milioni di chilometri.

Qualcuno si chiederà: se siamo più vicini al Sole, non dovrebbe fare più caldo?
In realtà, no. La maggiore o minore distanza dal Sole ha poca influenza sulle temperature della Terra: qualche milione di chilometri in più o in meno è poca cosa rispetto alla distanza media di circa 150 milioni.
A determinare l’avvicendarsi delle stagioni (e quindi del maggiore o minore riscaldamento) è invece l’inclinazione dell’asse di rotazione della Terra che, abbinata alla rivoluzione annuale intorno al Sole, fa variare l’angolo con cui i raggi solari colpiscono la superficie terrestre.

CURIOSITÀ
La nostra velocità orbitale, quella con la quale impieghiamo un anno per “fare un giretto” completo intorno al Sole, é massima proprio in questi giorni (poco più di *109.000 km/h !* ) e per questo motivo (oltre che per la conservazione del momento angolare) il semestre freddo (autunno + inverno) nel nostro emisfero, durerà circa *7 giorni in meno* rispetto al semestre caldo (primavera + estate) quando il nostro pianeta “rallenterà”, in prossimità dell’afelio a luglio. Al contrario gli abitanti dell’emisfero australe avranno un semestre caldo più corto ed uno freddo più lungo (rispettivamente 179 e 186 giorni).
(_Bitta tunc primum scripsit II I MMXXI_)

Cieli sereni e Buon PERIELIO!
PG




La (Super…) Luna piena del Lupo!

*Sabato 3 gennaio 2026*✍️

*LUNA PIENA DEL LUPO*

La prima Luna Piena del 2026 avrà luogo oggi *3 gennaio* alle 11:03 ora italiana. Questa Luna Piena è la prima *Superluna* dell’anno, verificandosi vicino alla data del PERIGEO (1° gennaio scorso), il punto dell’orbita lunare più vicino alla Terra.
In Italia sarà visibile quando sorgerà questa sera intorno alle 17:00 risultando il 6% più grande e il 12% più luminosa rispetto a una Luna Piena media.

È definita *LUNA DEL LUPO* dai nativi americani che in questa stagione sentivano i lupi affamati ululare vicino ai loro accampamenti.
In altre culture la luna piena di gennaio è chiamata in modo diverso secondo altre peculiarità del mese. Ecco alcuni esempi:

Cinese: Luna delle Vacanze
Celtico: Luna tranquilla
Nord-americano: Luna Vecchia
Cherokee: Luna Fredda

Nell’ Emisfero Sud: Luna del Fieno, Luna del Cervo, Luna del Tuono o Luna della Prateria.

Infine, nella tradizione anglosassone, ritroviamo l’appellativo di _Luna dopo Yule_, il nome dato alla prima Luna Piena dopo il solstizio invernale.

*LA LEGGENDA*
Una leggenda racconta che un giorno la Luna, scesa sulla Terra, mentre si trovava in un bosco, rimase impigliata ad un ramo. Un lupo la liberò e per tutta la notte la Luna e il lupo rimasero insieme raccontandosi mille storie. La Luna si innamorò di quell’animale, ma sapendo che doveva andarsene e presa dall’egoismo, rubò l’ombra al lupo per non dimenticare quell’ incontro. Da allora, il lupo ulula alla Luna perché vuole indietro la sua ombra.

*L’ULULATO*
A parte la leggenda, l’ululato del lupo è un fenomeno molto curioso. Ogni lupo ha il suo ululato, unico e inimitabile, con cui comunica con gli altri esemplari del branco. Affinché si possa udire il più lontano possibile il lupo alza la testa e da qui è nata la credenza che i lupi ululino alla Luna.
Inoltre l’ululato è una forma di controllo; se, ad esempio, si ritrovano lontani dal resto del branco, i lupi ululano per “rassicurarsi” a vicenda in vista di ricongiungersi.

*LUNE PIENE NEL 2026*
Di solito un anno ha 12 Lune Piene (una al mese), ma *il 2026 ne avrà 13*! Quella in più è una _Luna Blu_, che si verificherà il 31 maggio.
Quest’anno avremo *3 Superlune* (3 gennaio, 24 novembre e 24 dicembre), *2 Microlune* (29 giugno e 31 maggio), e *2 Lune Piene Eclissate* (3 marzo e 28 agosto).

Cieli sereni🐺
PG




Le Calende

*Giovedì 1° gennaio 2026*✍️

*LE CALENDE*

Le *CALENDE*, da cui deriva il termine CALENDARIO, corrispondeva, nell’antica Roma, al *primo giorno di ogni mese* nel quale venivano normalmente regolati i debiti e i prestiti;

Con lo stesso termine si indica un antico metodo, risalente al XVIII secolo, usato per prevedere il meteo dell’intero anno: esso si basava sull’osservazione empirica del tempo dei primi 12 giorni di gennaio (dal 1° al 12), che rappresentano i 12 mesi a venire.
L’interpretazione di queste osservazioni, spesso con l’aiuto di persone anziane e sagge, forniva una previsione per il tempo dell’anno successivo.

*I GIORNI DELLA GHIRLANDA*
Un altro metodo simile per conoscere come sarebbe stato il tempo durante l’anno era quello di prestare particolare attenzione ai *“Giorni della Ghirlanda”*.
Dal 1° al 24 di gennaio si segnava sul calendario com’era stata la giornata (sole, pioggia, ecc..),
Il tempo (meteo) dell’anno sarebbe stato quello verificatosi nei giorni della ghirlanda: i giorni dal 1° al 12, le _diritte_, rappresentavano la prima metà dei mesi (1° = gennaio, 2 =  febbraio, ecc.), mentre i giorni dal 13 al 24 detti le _rovesce_, indicavano la seconda metà (13 = metà di gennaio, 14 = metà di febbraio, ecc.).

Cieli sereni
PG