Leonardo’s Spatial Grammar: come il “Rasoio di Occam” taglia le ipotesi non evidenti e deformanti.
Applicato alla prospettiva di Leonardo, il rasoio di Occam, supportato dal “Banale Aristotelico” e dalla Matematica elementare, mantiene il modulo che è già nelle opere e taglia impietosamente le griglie ipotetiche che bisogna “portare da fuori”.
L’ipotesi più forzata è quella della storiografia recente: lo spazio obbedisce a una scacchiera astratta, di solito quadrata, che l’analista recupera proiettandola sull’immagine. Per farla quadrare servono altre entità: un punto di fuga scelto, una distanza d’osservazione congetturale, una griglia che deforma i segni dipinti. Ogni aggiustamento introduce un’entità in più.
L’ipotesi più povera, funzionante, è quella del corpus di De Leo: Leonardo lascia in vista gli strumenti con cui ha misurato. Bugne, mattonelle, arcate, arazzi e cassettoni non sono (solo) quinte: sono i signa metrici. Se spiegano le misure, non c’è motivo di postulare un’altra impalcatura invisibile .
Sulle tre opere analizzate, il rasoio di Occam cade nello stesso punto.
Nell’Annunciazione la nicchia è già una scatola. Il modulo q è il lato della bugna, mezzo braccio. Profondità visibile 9q su 15, rientro 3q, orizzonte a 3q, distanza 9q. Maria, 6q, sta dentro quel volume. Una scacchiera quadrata esterna non aggiunge nulla che le mattonelle non dicano già.
Nell’Adorazione la maglia letta sul foglio è 4:3, ancorata al braccio fiorentino, non 1:1. Le arcate tornano a tutto sesto: l’imposta sul disegno è 10,55/15 gradini, quella del semicerchio 10,58/15. Lo scarto è 0,03. La luce vale quattro moduli e coincide col diametro solo se il modulo è tre quarti di braccio. La griglia invisibile è l’entità superflua; il gradino e l’arco no.
Nel Cenacolo un solo spessore, n, governa pareti e soffitto. I ritmi visibili sono 1:4:1, 2:1:2 e 1:6:1. Le due unità in più, da 86n a 88n, sono l’ispessimento delle travi perimetrali, e il prisma risulta 88×66×66, cioè 4:3. L’occhio a 33n rende il fondo a un terzo; 22n, 44n e 66n no. Non serve inventare la distanza: le altre tre si escludono da sole.
Il rasoio non dice che Leonardo «intendeva» quel modulo. Dice che il modulo visibile è la spiegazione sufficiente. Chi ne propone un’altra deve mostrare che legge meglio bugne, gradini e cassettoni, senza aggiungere griglie, fughe e distanze che l’opera non segna.