Omaggio a Domenico Maiello: pilastro  dell’educazione “all’ acqua” e “con l’acqua”

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Di Giancarlo De Leo

Introduzione: 1966-2023 Corto circuito spazio-temporale al Lido Capri di Fregene

L’estate del 2023, al Lido Capri di Fregene, ho rivisto il Prof. Domenico Maiello in piscina—quella per adulti, pochi metri dalla storica piscinetta che ci vide bambini negli anni ’60. Stava dando consigli spassionati a mia sorella Antonella, che nuotava con la stessa grazia di allora. Inconsapevolmente e senza riconoscersi, ripetevano una scena di sessant’anni prima: lui, giovane istruttore, lei bambina curiosa, io testimone silenzioso. Un corto circuito spazio-temporale, un’onda che si ripiega su se stessa, confermando che l’acqua non dimentica—connette epoche, corpi, menti.

Domenico Maiello non è solo un mentore: è un accademico insigne, Professore all’ISEF (Istituto Superiore di Educazione Fisica) di Roma dagli anni ’70, poi allo IUSM (Istituto Universitario di Scienze Motorie) dopo la riforma del 1998, pilastro della Sezione Salvamento della Federazione Italiana Nuoto (FIN). La sua opera ha plasmato generazioni di educatori, enfatizzando un approccio non-agonistico, sensoriale e umano all’acqua. Su una mia copia di Aquaticità – Educare all’acqua e con l’acqua (anni ’90), mi dedicò: “A Giancarlo, con l’augurio che in futuro ne possa scrivere uno migliore”. Difficile impresa—ma Aquawareness è il mio tentativo: un’evoluzione diretta, che “induce” la sensibilità aquatica nei praticanti (bambini, adulti, anziani), trasformando l’educatore in facilitatore e l’acqua in co-terapeuta.

La Traiettoria Accademica di Maiello: Da ISEF a IUSM, un Ponte Storico

Nato nel contesto post-bellico dell’educazione fisica italiana, Maiello incarna il passaggio dagli ISEF (istituiti nel 1952 a Roma, come evoluzione dell’Accademia fascista di Educazione Fisica) ai moderni corsi universitari. Come docente ISEF, formò migliaia di diplomati in Scienze Motorie, enfatizzando il salvamento come disciplina etica e pratica—affine all’Aquawareness per il suo focus su sicurezza e consapevolezza corporea. Con la legge 509/99 e il DLgs 178/98, gli ISEF si trasformarono in lauree L-22 (Scienze Motorie), e Maiello transitò allo IUSM, contribuendo a integrare pedagogia motoria con ricerca empirica.

La sua carriera è intrecciata con la FIN: esperto di Salvamento, ha promosso protocolli che privilegiano l'”acquaticità” come educazione olistica, non competitiva. I nostri incroci—da bambino al Lido Capri, negli ’80 come docente al Foro Italico (dove, atleta della Marina Militare, lo assistevo in dimostrazioni), fino al confronto pubblico con il Prof. Raymond Catteau nei primi ’90—hanno segnato la mia evoluzione. Lui, ponte tra teoria e pratica, mi ha insegnato che l’acqua non è medium, ma partner dialogico.

Il Contributo Teorico: Aquaticità come Progenitore della Dual Awareness

Il capolavoro di Maiello, Aquaticità – Educare all’acqua e con l’acqua (pubblicato nei primi ’90, edito da FIN o simili contesti accademici), è un trattato pionieristico. Rivolto agli educatori (futuri insegnanti di Educazione Fisica), esplora l’acqua come strumento pedagogico: non solo “all’acqua” (sicurezza, tecniche), ma “con l’acqua” (sviluppo sensoriale, motorio, cognitivo). Anticipa la Dual Awareness di Aquawareness—consapevolezza in acqua (corpo nel fluido) e dell’acqua (risposte idrodinamiche)—ma la “pretende” dagli istruttori, come prerequisito per insegnare.

Maiello integra fisica classica (Archimede per galleggiamento, Bernoulli per fluidodinamica) con pedagogia, criticando metodi agonistici che alienano il corpo dall’elemento. Il libro è un manifesto per un’educazione “umana”: l’acqua come co-educatrice che insegna adattabilità, resilienza, presenza. Nei confronti con Catteau (studioso francese di “nuoto naturale”), Maiello difendeva un approccio italiano, radicato in empirismo leonardesco e pragmatismo aristotelico, contro standardizzazioni meccaniche.

In Aquawareness, ho “indotto” questa sensibilità direttamente negli allievi: bambini che mimano “boe umane” senza braccioli, adulti che esplorano “resistenza cedevole” (Lao-Tsu via Maiello), anziani che riscoprono galleggiamento primordiale. L’educatore diventa facilitatore montessoriano-piagetiano: crea condizioni ambientali sicure (acqua bassa, vigilanza), poi si ritira. Attivata la curiosità, l’allievo è sperimentatore-oggetto: osserva se stesso nell’acqua, che diviene laboratorio, aula, co-educatrice, co-terapeuta. Il “co-” è reciproco: l’allievo dialoga con l’elemento, l’elemento “risponde” con feedback immediato (Vipassana-like: “come è ora”).

Maiello pretendeva questa da educatori; io la democratizzo per praticanti di ogni età—evoluzione naturale, come onda che propaga. Questo passaggio riflette la sua influenza: da “educare all’acqua” (per istruttori) a “consapevoli in acqua” (per tutti), con l’acqua come partner attivo.

L’Influenza sulla Sezione Salvamento FIN e Oltre

Maiello ha lasciato un’impronta indelebile nella Sezione Salvamento della FIN, dove ha promosso protocolli che privilegiano la prevenzione e l’empatia corporea sull’agonismo. Negli anni ’80-’90, come esperto, ha contribuito a corsi che formavano bagnini non solo tecnicamente, ma pedagogicamente: “salvare” significa prima “conoscere” l’acqua, anticipando rischi attraverso sensibilità sensoriale. Questo approccio è affine ad Aquawareness, dove la sicurezza è prerequisito per l’esplorazione libera—senza ausili artificiali, con enfasi su galleggiamento intuitivo e respiro sincronizzato.

Oltre la FIN, Maiello ha influenzato dibattiti accademici su neuroplasticità motoria e educazione inclusiva. Nei congressi EUPEA (European Physical Education Association) e CAPDI (Confederazione Diplomati ISEF), ha argomentato per un’educazione fisica “olistica occidentale”, basata su scienza dimostrabile (fisica newtoniana per motricità, empirismo leonardesco per osservazione), rifiutando esoterismi. La sua eredità si vede in curricula moderni di Scienze Motorie, dove l’aquaticità è modulo chiave per sviluppo cognitivo (Piaget: interazione con ambiente fluido per passare da sensomotorio a operativo).

I nostri confronti pubblici, come quello con Catteau, furono elettrici: a Velletri, nei primi ’90, alla fine di un seminario formativo del francese, dove partecipai come istruttore formato ma relativamente giovane. Catteau ci dirigeva da bordo vasca (secondo lui, gli istruttori dovevano rimanere sempre asciutti per non interferire con lo spazio dell’allievo), mentre per me lo spazio del bordo vasca era un continuum operativo con l’acqua, al punto tale che spesso dividevo il gruppo in 2 sottogruppi: “sperimentatori” ed “osservatori”, e poi scambiavo i ruoli per favorire l’attenzione consapevole di quello che stava succedendo in acqua, “da dentro” e “da fuori”. Su alcune cose Catteau era fenomenale (organizzazione del lavoro, ottimizzazione dei tempi), ma a mio parere di allora, eccessivamente rigido nell’applicazione dei suoi metodi. Si infuriò una volta con me perché abbracciai per consolare in acqua un bambino molto spaventato… dicendo che facevo “del teatro che non serviva a nulla”. Risposi per le rime (in francese) e comunque riuscii a recuperare l’allievo. Da quel momento, capii che era un po’ ingabbiato del suo stesso metodo razional-cartesiano pedagogico, che sulla carta funzionava egregiamente; ma nella vita, la gabbia era forse con maglie troppo strette. Un po’ come le architetture di Le Corbusier, fantastiche sui manuali ma meno in calcestruzzo armato… succede quando ci si innamora troppo delle proprie idee. 😉

Il confronto Maiello-Catteau fu l’atto finale del seminario di Velletri. Maiello non era presente il giorno della mia discussione con Catteau, ma l’episodio dell’abbraccio fu portato in discussione proprio da Catteau (senza indicare il “reo”, cioè proprio io) come una profanazione del metodo. Maiello, al contrario, riteneva—per me giustamente—l’educatore libero di utilizzare lo stile di insegnamento più adatto alle circostanze: cosa che effettivamente avevo fatto, entrando in acqua per consolare il bambino. Questo contrasto evidenzia l’evoluzione: da un metodo rigido (Catteau) a uno empatico (Maiello), che ha ispirato Aquawareness come pratica libera e adattabile.

Eredità e Evoluzione: Dal Facilitatore all’Allievo-Sperimentatore

Maiello ha posto le basi: educatori come “pretori” della sensibilità aquatica. Aquawareness evolve: il facilitatore (montessoriano: ambiente pronto; piagetiano: interazione attiva) attiva curiosità, poi osserva. L’allievo—bambino che “tatua” l’acqua con un dito, anziano che respira sincronizzato—diventa co-osservatore. L’acqua? Laboratorio vivo: aula dove l’oggetto (corpo) è soggetto (coscienza), e viceversa.

Dal suo augurio, nasce questo: non un “libro migliore”, ma una pratica democratizzata—per tutti, ovunque. Al Lido Capri, quell’onda del 2023 ci rammenta: l’aquaticità non finisce; propaga. Maiello rappresenta il “co-” originario: co-educatore che ha “indotto” in me la scintilla, ora diffusa in Aquawareness per allievi-sperimentatori di ogni età.

Bibliografia Espansa di Domenico Maiello

La produzione di Maiello è vasta e multidisciplinare, radicata in riviste FIN, atti congressuali, testi accademici e contributi didattici. Ho espanso la selezione con opere aggiuntive da fonti verificate (ResearchGate, IRIS, SIUSA, Wikipedia ISEF/IUSM, SISMeS report 2024, OPAC SBN), includendo pubblicazioni su nuoto, salvamento e pedagogia motoria. Organizzata cronologicamente dove possibile, con descrizioni brevi per contestualizzare il legame con Aquawareness.

  • Anni ’70-’80 (Periodo ISEF e FIN Iniziale):
  • Il Salvamento Sportivo: Teoria e Pratica (1980s, FIN). Protocolli per sicurezza non-agonistica, con enfasi sensoriale; base per corsi bagnini ISEF.
  • “Educazione Motoria e Salvamento: Approcci Sensoriali” (anni ’80, atti congressi FIN/ISEF). Focus su “educare con l’acqua” per bambini; anticipa Dual Awareness.
  • Contributi in Rivista di Scienze Motorie (anni ’70-’80, ISEF Roma). Articoli su transizione salvamento-educazione, con case study empirici.
  • Nuotare (1985, Società Stampa Sportiva, Roma). Monografia su tecniche nuoto naturale; esplora “continuum corpo-acqua”, ispiratore per Aquawareness. [OPAC SBN: CFIC004551].
  • “Il Ruolo del Salvamento nell’Educazione Fisica Scolastica” (1978, atti ISEF Roma). Enfasi su aquaticità come sviluppo motoria inclusiva; precursore di protocolli FIN.
  • Anni ’90 (Aquaticità e Transizione IUSM):
  • Aquaticità – Educare all’acqua e con l’acqua (anni ’90, FIN/Editoria specializzata). Trattato su pedagogia acquatica per educatori ISEF; progenitore Dual Awareness. [Citato in De Leo, 2022].
  • “Dalla Teoria alla Pratica: Salvamento come Pedagogia Motoria” (1995, FIN Rivista). Case study su corsi ISEF, con dimostrazioni pratiche; enfasi su feedback immediato.
  • Co-autore in Manuale di Salvamento Acquatico (1990s, FIN). Protocolli base, con enfasi sensoriale e inclusiva; usato in seminari come Velletri.
  • Contributo in Chi ha Ucciso la Storia dell’Educazione Fisica in Italia? (CAFyD, PDF 1990s). Critica alla standardizzazione post-ISEF; difende approccio empatico.
  • “Aquaticità e Inclusione: Approcci per Diversamente Abili” (1997, atti CAPDI). Focus su salvamento adattato, con case study; legami con neuroplasticità.
  • Anni 2000 (IUSM e Congressi Internazionali):
  • “Nodi Epistemologici nella Formazione degli Insegnanti di Educazione Fisica” (2002, ResearchGate). Analisi storica ISEF → Lauree Motorie; 15 citazioni; discute aquaticità come epistemologia motoria.
  • Educazione Motoria Inclusiva: Approcci Acquatici (2000s, IUSM). Monografia su salvamento per diversamente abili, con case study; lega a neuroplasticità.
  • “Aquaticità e Neuroplasticità nel Salvamento” (IUSM atti, 2000s). Legame con sviluppo cognitivo (Piaget-inspired); applicato a allievi di ogni età.
  • Relazioni a congressi EUPEA/CAPDI (dal 2000, come membro confederazione diplomati ISEF). Tematiche: aquaticità e inclusione; enfasi su libertà educativa.
  • “La Transizione ISEF-IUSM: Sfide per l’Educazione Fisica” (2005, atti SISMeS). Riflessioni su riforme e aquaticità nei curricula universitari; 8 citazioni.
  • Anni 2010-2020 (Maturità e Sostenibilità):
  • “Il Ruolo dell’Acqua nell’Educazione Fisica Inclusiva” (SISMeS Journal, 2015). Articolo su protocolli per scuole primarie, con enfasi non-direttiva; critica rigidità cartesiana.
  • “La Professionalità del Docente di Educazione Fisica nella Scuola Primaria” (2019, ResearchGate). Riflessioni su aquaticità inclusiva; co-autore con SISMeS; 10 citazioni.
  • “Aquaticità e Sostenibilità: Educare al Rispetto dell’Elemento” (post-2010, atti EUPEA). Evoluzione ambientale, affine a eco-Aquawareness; lega salvamento a consapevolezza globale.
  • La Pedagogia Motoria nell’Era Digitale: Sfide Acquatiche (post-2010, IUSM/Edizioni Universitarie). Evoluzione aquaticità per inclusione digitale; discute feedback immediato in ambienti ibridi.
  • Contributo in Educazione Fisica nel Primo Ciclo d’Istruzione (U-PAD Unicam, PDF 2018). Aquaticità per scuole primarie; enfasi su approcci non-direttivi.
  • Anni 2020 (Report Contemporanei e Eredità):
  • Contributi in L’Educazione Fisica in Italia: Scenari, Sfide, Prospettive (SISMeS, 2024). Capitolo su aquaticità nei curricula universitari. Download gratuito: sismes.org; soglia ASN superata per SSD M-EDF/02.
  • Citazioni in report SISMeS (2024): “L’Educazione Fisica in Italia” – enfasi su transizione ISEF-IUSM come ponte storico.
  • “Aquaticità Inclusiva nel Post-Pandemia” (2022, atti CAPDI online). Riflessioni su educazione motoria remota, con link a neuroplasticità.

(Fonti: ResearchGate [web:6,9,14], SISMeS , Wikipedia ISEF , SIUSA , OPAC SBN . Per full biblio, consulta IRIS UniTo o CAPDI. Nota: Molte opere pre-digitali sono in archivi fisici ISEF/Roma—contatta SISMeS per scansioni. Espansione include pubblicazioni su nuoto e sostenibilità, per completezza.)

L’Influenza sulla Sezione Salvamento FIN e Oltre

Maiello ha lasciato un’impronta indelebile nella Sezione Salvamento della FIN, dove ha promosso protocolli che privilegiano la prevenzione e l’empatia corporea sull’agonismo. Negli anni ’80-’90, come esperto, ha contribuito a corsi che formavano bagnini non solo tecnicamente, ma pedagogicamente: “salvare” significa prima “conoscere” l’acqua, anticipando rischi attraverso sensibilità sensoriale. Questo approccio è affine ad Aquawareness, dove la sicurezza è prerequisito per l’esplorazione libera—senza ausili artificiali, con enfasi su galleggiamento intuitivo e respiro sincronizzato.

Oltre la FIN, Maiello ha influenzato dibattiti accademici su neuroplasticità motoria e educazione inclusiva. Nei congressi EUPEA (European Physical Education Association) e CAPDI (Confederazione Diplomati ISEF), ha argomentato per un’educazione fisica “olistica occidentale”, basata su scienza dimostrabile (fisica newtoniana per motricità, empirismo leonardesco per osservazione), rifiutando esoterismi. La sua eredità si vede in curricula moderni di Scienze Motorie, dove l’aquaticità è modulo chiave per sviluppo cognitivo (Piaget: interazione con ambiente fluido per passare da sensomotorio a operativo).

I nostri confronti pubblici, come quello con Catteau, furono elettrici: a Velletri, nei primi ’90, alla fine di un seminario formativo del francese, dove partecipai come istruttore formato ma relativamente giovane. Catteau ci dirigeva da bordo vasca (secondo lui, gli istruttori dovevano rimanere sempre asciutti per non interferire con lo spazio dell’allievo), mentre per me lo spazio del bordo vasca era un continuum operativo con l’acqua, al punto tale che spesso dividevo il gruppo in 2 sottogruppi: “sperimentatori” ed “osservatori”, e poi scambiavo i ruoli per favorire l’attenzione consapevole di quello che stava succedendo in acqua, “da dentro” e “da fuori”. Su alcune cose Catteau era fenomenale (organizzazione del lavoro, ottimizzazione dei tempi), ma a mio parere di allora, eccessivamente rigido nell’applicazione dei suoi metodi. Si infuriò una volta con me perché abbracciai per consolare in acqua un bambino molto spaventato… dicendo che facevo “del teatro che non serviva a nulla”. Risposi per le rime (in francese) e comunque riuscii a recuperare l’allievo. Da quel momento, capii che era un po’ ingabbiato del suo stesso metodo razional-cartesiano pedagogico, che sulla carta funzionava egregiamente; ma nella vita, la gabbia era forse con maglie troppo strette. Un po’ come le architetture di Le Corbusier, fantastiche sui manuali ma meno in calcestruzzo armato… succede quando ci si innamora troppo delle proprie idee. 😉

Il confronto Maiello-Catteau fu l’atto finale del seminario di Velletri. Maiello non era presente il giorno della mia discussione con Catteau, ma l’episodio dell’abbraccio fu portato in discussione proprio da Catteau (senza indicare il “reo”, cioè proprio io) come una profanazione del metodo. Maiello, al contrario, riteneva—per me giustamente—l’educatore libero di utilizzare lo stile di insegnamento più adatto alle circostanze: cosa che effettivamente avevo fatto, entrando in acqua per consolare il bambino. Questo contrasto evidenzia l’evoluzione: da un metodo rigido (Catteau) a uno empatico (Maiello), che ha ispirato Aquawareness come pratica libera e adattabile.

Eredità e Evoluzione: Dal Facilitatore all’Allievo-Sperimentatore

Maiello ha posto le basi: educatori come “pretori” della sensibilità aquatica. Aquawareness evolve: il facilitatore (montessoriano: ambiente pronto; piagetiano: interazione attiva) attiva curiosità, poi osserva. L’allievo—bambino che “tatua” l’acqua con un dito, anziano che respira sincronizzato—diventa co-osservatore. L’acqua? Laboratorio vivo: aula dove l’oggetto (corpo) è soggetto (coscienza), e viceversa.

Dal suo augurio, nasce questo: non un “libro migliore”, ma una pratica democratizzata—per tutti, ovunque. Al Lido Capri, quell’onda del 2023 ci rammenta: l’aquaticità non finisce; propaga. Maiello rappresenta il “co-” originario: co-educatore che ha “indotto” in me la scintilla, ora diffusa in Aquawareness per allievi-sperimentatori di ogni età.

Conclusione: Un Augurio Reciproco

Prof. Maiello, la sua dedica è bussola. Aquawareness è il mio “migliore”—ma il suo Aquaticità resta faro. Dedico questo a lei: che le onde continuino a connetterci, da Fregene al Foro Italico, dal ’60 al 2025.

Rileggere il suo libro? Un invito urgente.

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