1:2:3, 4:3, 1:2:1, 1:4:1, 1:6:1, 4:3:3.  I Codici da Vinci, quelli veri, per ricostruire gli spazi architettonici di Leonardo.

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Le critiche mosse dall’architetto e ricercatore indipendente Giancarlo De Leo agli studiosi Fabrizio Ivan Apollonio e Riccardo Foschi (docenti e ricercatori dell’Università di Bologna) si collocano nel vivo del dibattito internazionale sul reverse-engineering geometrico e la modellazione 3D applicata ai disegni e ai dipinti prospettici di Leonardo da Vinci. [1] (https://zenodo.org/records/22045814), [2] (https://www.fuorimag.it/leonardos-spatial-grammar-una-svolta-metodologica-negli-studi-vinciani/)
Tale confronto metodologico è formalizzato nel trittico di studi accademici di De Leo intitolato Leonardo’s Spatial Grammar. [1] (https://zenodo.org/records/22045814), [2] (https://www.fuorimag.it/leonardos-spatial-grammar-una-svolta-metodologica-negli-studi-vinciani/)

Il nucleo della critica: l’assioma della “griglia quadrata”

Gli studi di Apollonio e Foschi hanno analizzato accuratamente i disegni preparatori (come il celebre foglio degli Uffizi 436E per l’ Adorazione dei Magi) ipotizzando che Leonardo impostasse lo spazio attraverso una classica griglia geometrica astratta e uniforme (solitamente a maglia quadrata 1:1). Poiché tale modellazione evidenziava discrepanze geometriche o “aberrazioni” nelle arcate dello sfondo, i due accademici hanno teorizzato che Leonardo avesse utilizzato approssimazioni che comportano, nella restituzione degli spazi, deformazioni degli archi.. [1] (https://www.fuorimag.it/leonardos-spatial-grammar-una-svolta-metodologica-negli-studi-vinciani/), [2] (https://www.fuorimag.it/occam-aristotele-e-la-matematica-dei-numeri-semplici-lapproccio-banale-ed-evidente-alle-opere-di-leonardo-da-vinci/), [3] (https://www.fuorimag.it/leonardos-spatial-grammar-aristotele-occam-e-la-pura-visibilita-introduzione-metodologica-unificata/)
La contestazione di De Leo verte sui seguenti punti chiave:
1. Rifiuto degli artefatti e falsi errori: Secondo De Leo, le deformazioni e le incoerenze prospettiche rilevate da Apollonio e Foschi non sono reali errori formali di Leonardo, né indicano l’uso di molteplici punti di vista. Sono invece dei semplici artefatti digitali generati a monte dall’adozione di un assioma di partenza errato: pretendere che l’opera si adatti a una griglia astratta calata dall’esterno. [1] (https://www.fuorimag.it/leonardos-spatial-grammar-una-svolta-metodologica-negli-studi-vinciani/), [2] (https://www.fuorimag.it/leonardos-spatial-grammar-aristotele-occam-e-la-pura-visibilita-introduzione-metodologica-unificata/)
2. Il principio del “Banale Aristotelico” e il Rasoio di Occam: De Leo propone una rigida alternativa metodologica chiamata “banale aristotelico”. Ispirandosi alla logica di Aristotele (partire dall’evidenza dei sensi) e al rasoio di Occam (preferire la spiegazione più semplice), De Leo sostiene che lo spazio di Leonardo vada analizzato impostando i software CAD non su ipotesi geometriche esterne, ma esclusivamente sui moduli reali lasciati visibili e dipinti in piena luce (come il numero dei cassettoni del soffitto o gli arazzi laterali). [1] (https://www.fuorimag.it/leonardos-spatial-grammar-una-svolta-metodologica-negli-studi-vinciani/), [2] (https://www.fuorimag.it/leonardos-spatial-grammar-aristotele-occam-e-la-pura-visibilita-introduzione-metodologica-unificata/), [3] (https://www.fuorimag.it/occam-aristotele-e-la-matematica-dei-numeri-semplici-lapproccio-banale-ed-evidente-alle-opere-di-leonardo-da-vinci/)
3. Sincronia metrica vs Astrazione geometrica: Dimostrando una “sincronia metrica perfetta” attraverso la modellazione geometrica inversa, De Leo critica l’eccessiva astrazione matematica dei modelli tradizionali (inclusi quelli di Kemp e Landrus, oltre che di Apollonio e Foschi), rivendicando che la prospettiva leonardesca risponda a una pratica di cantiere empirica ed evidente, priva di geometrie occulte o forzature prospettiche. [1] (https://www.fuorimag.it/leonardos-spatial-grammar-una-svolta-metodologica-negli-studi-vinciani/), [2] (https://www.fuorimag.it/leonardos-spatial-grammar-aristotele-occam-e-la-pura-visibilita-introduzione-metodologica-unificata/)
Se desideri approfondire, posso analizzare nel dettaglio l’applicazione di questo dibattito a un’opera specifica, come l’Adorazione dei Magi o il Cenacolo. [1] (https://www.fuorimag.it/occam-aristotele-e-la-matematica-dei-numeri-semplici-lapproccio-banale-ed-evidente-alle-opere-di-leonardo-da-vinci/)

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