I “Codici da Vinci”, quelli veri: come ricostruire gli spazi dipinti di Leonardo – Annunciazione, Adorazione dei Magi, Cenacolo
di Redazione Fuori · 4 Ottobre 2026
Gli studi del ricercatore indipendente Giancarlo De Leo, disponibili sulla piattaforma open-access Zenodo e approfonditi nel 2026, introducono agli studi Vinciani un approccio radicalmente innovativo, basandosi solo su evidenze oggettive, misurabili e rigorose dimostrazioni matematiche.
Denominato “Leonardo’s Spatial Grammar”, e composto da tre saggi distinti ma complementari — Leonardo’s Rulers, Leonardo’s CAD e Leonardo’s Score — indaga esclusivamente sugli spazi prospettici rappresentati in tre diverse e celeberrime opere di Leonardo da Vinci:
Annunciazione (Rulers),
Adorazione dei Magi (CAD, con particolare riferimento al disegno preparatorio Uffizi 436E),
Cenacolo (Score).
Gli studi accademici di riferimento sono disponibili qui (corpus completo):
https://zenodo.org/records/22842766
È stata creata anche una App di supporto ai calcoli matematici:
https://leonardo-s-spatial-grammar.grok.me
De Leo applica all’arte il metodo del CAD Reverse-Engineering (retro-ingegneria assistita dal computer). Decostruisce, a mezzo di dimostrazioni matematiche dirette e inverse, l’idea che Leonardo applicasse in modo standardizzato la classica prospettiva lineare albertiana a base quadrata, dimostrando invece l’esistenza, in ogni opera, di un sistema metrico-modulare geometrico, personalizzato, rigoroso e oggettivamente “falsificabile”, per rappresentare gli spazi dipinti.
La nicchia entro la quale è collocata, con estrema precisione metrica, la figura di Maria nella Annunciazione; la successione ritmica di scale, pilastri e arcate nel foglio preparatorio della Adorazione dei Magi; la sala del Cenacolo, le cui proporzioni si rivelano essere governate da semplici accordi ritmici armonizzati tra pareti e soffitto.
Il “banale aristotelico” e la pittura come progetto
Il principio guida della ricerca è ciò che l’autore chiama il “banale aristotelico”: partire esclusivamente da ciò che nel dipinto è visibile, misurabile e geometricamente controllabile, senza ricorrere a simbologie arbitrarie, geometrie occulte o sovrastrutture non falsificabili. Le bugne, le mattonelle, i cassettoni, gli arazzi, le arcate non sono dettagli scenografici: sono strumenti metrici lasciati visibili all’interno dell’opera, un vero CAD ante litteram.
Ne discende un’idea di pittura come “simulatore spaziale”: non superficie da decifrare simbolicamente, ma dispositivo costruttivo che contiene le istruzioni per la propria ricostruzione. Gli spazi dipinti, una volta ricostruiti al computer, risultano non solo misurabili ma rimontabili — e soprattutto abitabili, perché commisurati ai corpi che li abitano. È la verifica antropometrica e perfino zoometrica (i destrieri in impennata dell’Adorazione, il dromedario in primo piano) il banco di prova finale: i corpi diventano essi stessi “moduli viventi” che certificano la tridimensionalità coerente dell’architettura dipinta.
Approfondimenti
1. L’Annunciazione (Leonardo’s Rulers / La Geometria Inserita)
Focus: Lo studio evidenzia i cosiddetti “regoli operativi”, ovvero linee rette apparentemente estranee che fungono da tracciati regolatori. Leonardo evolve da una misurazione monodirezionale dello spazio verso un’architettura misurabile nelle tre dimensioni. Nell’Annunciazione l’unità di misura è la bugna quadrata e rettangolare (2:1), che si presenta sulle pareti dell’edificio sulla destra, in vari piani di profondità, permettendo di ricostruire la planimetria dello spazio che accoglie la Vergine e di misurare la quota dell’orizzonte. Il modulo risultante, pari a mezzo braccio fiorentino (circa 29,18 cm), genera rapporti molto semplici: 3:9 (o 1:3) (parte rappresentata della nicchia) e 3:15 (1:5) (nicchia completa). Altezza 3, punto di distanza 3.
L’intera scatola spaziale si lascia generare da una procedura di estrema economia geometrica: fissato il punto di vista, tracciata la diagonale a 45°, definito il modulo base, tutto il resto deriva da semplici traslazioni e multipli interi secondo la progressione 3-6-9. E la geometria è al servizio dell’uomo: l’orizzonte, a quota 3q, cade esattamente sull’altezza della spalla di Maria seduta — una Vergine che, in piedi, misura circa 6q, cioè tre braccia fiorentine. La nicchia non ospita la figura: ne condivide la misura.
Planimetria della nicchia dell’Annunciazione
2. L’Adorazione dei Magi (La Griglia Modulare e Compositiva)
Focus: L’analisi millimetrica al CAD rivela la complessità costruttiva della famosa griglia prospettica.
Teoria: De Leo rigetta la deformazione delle arcate nelle restituzioni basate sulla canonica griglia albertiana a base quadrata. Leonardo preferisce adottare un sistema personalizzato basato su rettangoli 4:3. Le ricostruzioni dirette e inverse che utilizzano questo rapporto sono le uniche che riportano effettivamente le arcate a tutto sesto; la griglia composta da quadrati produce archi ribassati mentre le griglie costruite su rettangoli 3:2, sezione aurea e 2:1 producono archi rialzati.
Su questo piano razionale ancorato al braccio fiorentino si innesta poi una seconda geometria, perpendicolare alla prima: le pendenze auree delle scale a 36°, con triangoli rettangoli aurei e figure pentagonali direttamente misurabili nel foglio. Una sintesi ibrida — la proporzione costruttiva umana del pavimento che sostiene l’ascensione “armonica e divina” delle rampe — che trasforma quello che era considerato un errore prospettico in una sofisticata architettura della visione.
Prospetto delle arcate ricostruite utilizzando il modulo 4:3 per la griglia prospettica
3. L’Ultima Cena (La Stereometria Platonica)
Focus: La ricostruzione dello spazio del refettorio di Santa Maria delle Grazie.
Teoria: Lo studio dimostra che lo spazio immaginato da Leonardo è un prisma geometrico quasi platonico (anticipando i solidi che disegnerà per Luca Pacioli) perfettamente innestato nell’architettura reale. La verifica al CAD rivela che l’inquadratura visibile risponde a un doppio quadrato in rapporto 2:1 e che i due registri (frontale e prospettico) si allacciano armonicamente attraverso un unico segno diagonale — insieme fuga prospettica dei bordi superiori degli arazzi e vettore compositivo verso Cristo. Un unico modulo generatore n governa le tre dimensioni con accordi ritmici perfetti: 1:4:1 sul soffitto, 2:1:2 sulle pareti speculari, 1:6 in larghezza.
Il confronto con lo studio di riferimento di Matthew Landrus (2007), che assumeva la maglia quadrata come ipotesi di partenza, mostra che le deformazioni progressive da altri segnalate non sono errori di Leonardo ma artefatti del metodo d’analisi: cambiando l’ipotesi, le anomalie scompaiono.
4. Gli orizzonti: una scelta narrativa calibrata
Un dato di straordinaria coerenza tecnica riguarda la gestione della linea dell’orizzonte. Nell’Adorazione e nel Cenacolo l’orizzonte si assesta a circa 220 cm (undicesimo gradino nel foglio Uffizi; 22 moduli n nel refettorio milanese): una quota rialzata che permette di dominare la scena e governare la polifonia architettonica. Nell’Annunciazione, al contrario, il punto di fuga scende a 3q, all’altezza della spalla di Maria: abbassando lo sguardo, Leonardo spalanca lo spazio alle spalle delle figure e lascia fluire la sua pionieristica prospettiva aerea verso l’orizzonte atmosferico.
Sintesi del Metodo
La ricerca di De Leo esclude categoricamente le interpretazioni esoteriche o simboliche non verificabili. Dimostra invece che Leonardo non disegnava una “scacchiera” di base per poi correggerla a occhio, ma integrava rapporti e progressioni matematici e metrici direttamente negli elementi architettonici del dipinto per generare ritmi e tridimensionalità. E che quella che a Firenze era una monodia, a Milano diventa stereofonia immersiva: la stessa grammatica ritmica in costante evoluzione — dal prototipo della nicchia, alla struttura ibrida delle scale, alla partitura completa del Cenacolo. La forza della ricerca sta nella sua replicabilità: fornisce al lettore le istruzioni di montaggio per verificare in prima persona l’esattezza strutturale dell’universo leonardesco, restituendo a Leonardo la sua identità di architetto e ingegnere della visione.
Redazione Fuori
5 ottobre 2026











