Uno stile di confine: il dorso

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L’unico stile natatorio con un doppio registro aria/acqua è spesso, e non a caso, il primo stile dei quattro olimpici che viene insegnato ai principianti nelle scuole nuoto, subito dopo il periodo di “ambientamento”

Perché? Perché nel dorso si può respirare “come a terra”, non comporta problemi di coordinazione tra nuotata, inspirazione ed espirazione. Un problema in meno.

D’altronde, il dorso può essere visto come lo stile della massima fiducia. Devi affidarti alla memoria del corpo, alla propriocezione, alla percezione periferica. Non puoi guardare dove vai. In qualche modo è lo stile più “meditativo” in assoluto — paradossalmente proprio perché hai il viso all’aria aperta e il cielo sopra, ma sei costretto a rinunciare al controllo visivo della traiettoria.

E la tensione tra il privilegio respiratorio da terrestre e il disorientamento spaziale del “nuotare alla cieca” è esattamente il tipo di paradosso che ci costringe ad approfondire l’argomento;

come il paradosso del delfino che sembra violento …ma richiede ascolto e sensibilità per nuotarlo correttamente.


Ci sono già due filoni narrativi potenti:


Il filone Aquawareness — il dorso come banco di prova della dual awareness per eccellenza: sei nell’acqua ma respiri come sulla terraferma, sei orientato verso il cielo ma ti muovi sott’acqua. Due mondi simultanei, nessuno dei due abbandonato completamente.

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