Il Primo Angelo: analisi dell’articolo sulla prima apparizione dell’Arcangelo Michele nella storia dell’arte

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Il saggio di **Giancarlo De Leo**, *”Il Primo Angelo”* (pubblicato recentemente, con contributi significativi tra il 2024 e il 2025 su piattaforme come Zenodo e riviste specializzate), è diventato un punto di riferimento per l’iconografia micaelica.
De Leo sposta il focus critico sull’interpretazione del pannello di **Giosuè 5,13-15** a Santa Maria Maggiore, definendolo non solo come “uno dei tanti” mosaici, ma come la **prima epifania documentata dell’Arcangelo Michele** nella storia dell’arte.
Ecco i punti cardine del saggio:


### 1. La “Prima Apparizione” vs “L’Angelo Generico”
De Leo argomenta che, mentre nell’Arco Trionfale della stessa Basilica gli angeli sono figure di accompagnamento (quasi “compunse” e ieratiche), nel pannello di Giosuè l’angelo è un **protagonista teologico**. È l’incontro tra l’umano e il divino mediato dal *Capo dell’Esercito del Signore*. Secondo l’autore, questa è la prima volta che l’arte cristiana “materializza” Michele con un’identità narrativa precisa.


### 2. Il Simbolismo della Spada
Nel saggio si analizza con cura il gesto dell’angelo che tiene la **spada sguainata**. De Leo sottolinea che questa immagine non ha precedenti iconografici così chiari e che funge da “archetipo”:
* È il passaggio dalla figura dell’angelo messaggero (l’*angelos* classico) a quella del **Custode e Condottiero**.
* Viene evidenziato il naturalismo della scena: l’angelo non fluttua, ma è piantato a terra, un “generale” che dialoga con un altro leader militare (Giosuè).


### 3. Il Contesto Post-Conciliare (Efeso 431 d.C.)
Un aspetto interessante dello studio di De Leo è il legame con il **Concilio di Efeso**. L’autore suggerisce che l’esaltazione di Maria come *Theotókos* (Madre di Dio) porti con sé la necessità di mostrare la “Corte Celeste” al servizio della divinità di Cristo. Michele, in questo pannello, rappresenta la garanzia della protezione divina sul popolo di Dio, proprio come l’imperatore garantiva quella sull’Impero.


### 4. Il Legame tra Oriente e Occidente.
De Leo utilizza questo mosaico per dimostrare come l’iconografia romana del V secolo non fosse un’isola, ma un ponte. L’immagine di Michele a Santa Maria Maggiore anticipa di secoli i modelli bizantini e la devozione longobarda, stabilendo “canoni” che resteranno quasi immutati.


**In conclusione**, secondo l’analisi di De Leo, quel mosaico non è solo una decorazione, ma un **manifesto teologico-politico** che segna ufficialmente l’ingresso di San Michele nell’immaginario visivo dell’Occidente e dell’Oriente.
L’articolo di De Leo sposta la datazione dell’iconografia michelica “consapevole” proprio a quel momento post-conciliare del V secolo romano.

1. Il termine “Ante Quem”: Il Pontificato di Sisto III (432-440 d.C.)

La cronologia dei mosaici della navata è legata strettamente alla ricostruzione della basilica dopo il Concilio di Efeso (431).

  • La Conferma: La decorazione musiva viene eseguita in un arco temporale brevissimo (circa 8 anni). Questo significa che l’immagine dell’angelo guerriero (Giosuè 5,13-15) risale esattamente alla prima metà del V secolo.
  • Perché è un primato: In questo preciso momento, a Costantinopoli o nel resto d’Italia, non abbiamo altre immagini superstiti che mostrino l’angelo con la spada sguainata e attributi militari così definiti.

2. Il confronto con l’Oriente (IV-V secolo)

Esiste spesso confusione con le fonti letterarie greche che parlano del Michaelion (il santuario di Michele vicino a Costantinopoli).

  • Cronologia letteraria: Le fonti dicono che Costantino (inizio IV sec.) dedicò una chiesa a Michele, ma non abbiamo prove visive di come fosse rappresentato.
  • Conferma di De Leo: Il saggio sottolinea che, mentre l’Oriente “scrive” di Michele, Roma è la prima a “dipingerlo” (o meglio, a farlo in mosaico) con la fisionomia del Princeps Militiae. Il pannello di Santa Maria Maggiore precede di quasi un secolo il celebre avorio del British Museum (L’Arcangelo Ivory, circa 525-550 d.C.), spesso citato erroneamente come uno dei primi.

3. La transizione stilistica: dal “Genio” romano all'”Angelo”

Cronologicamente, il saggio di De Leo identifica in questo pannello il momento esatto (metà V secolo) in cui l’arte cristiana smette di copiare i “Geni alati” della tradizione pagana per creare una figura nuova:

  • Prima del 432: Gli angeli sono rari e spesso senza ali (come nelle Catacombe di Priscilla, III sec.).
  • Dopo il 440: L’angelo di Santa Maria Maggiore diventa il “canone”. Se guardi i mosaici di Ravenna (es. San Vitale o Sant’Apollinare Nuovo, VI secolo), la postura e le vesti imperiali sono una diretta evoluzione cronologica del modello romano del V secolo.

4. Il legame con il testo biblico (Gs 5,13)

Un punto cronologico-esegetico fondamentale del saggio è che nel V secolo l’identificazione di Michele con il “Principe delle schiere” era la tesi dominante dei Padri della Chiesa (come Teodoreto di Cirro). De Leo dimostra che i committenti dei mosaici romani usarono questa identità per dare un volto a una forza divina che proteggeva la città, proprio mentre l’Impero d’Occidente iniziava a vacillare sotto le invasioni.

In sintesi, la “linea del tempo” proposta è:

  1. IV Secolo: Culto di Michele in Oriente (solo testi/architettura).
  2. 432-440 d.C. (Roma): Il “Big Bang” iconografico. Michele appare con la spada a Santa Maria Maggiore.
  3. VI Secolo (Ravenna/Bisanzio): L’immagine si trasforma nel “Dignitario di Corte” con il globo e lo scettro.
  4. VIII Secolo (Longobardi): Diventa il guerriero medievale con scudo e lancia.
    Questo sposta effettivamente il baricentro della “nascita” visiva di Michele dalla Bisanzio giustinianea alla Roma tardoantica di Sisto III.

Michele nel pannello ha una lunga lancia puntata verso l’alto. Non è in atteggiamento bellicoso ma da Leader. Veste l’armatura romana (impreziosita) ma quella lancia si trasformerà in labaro o in asta sorreggiglobo a Bisanzio; in occidente si trasformerà spesso in una spada.

la **natura simbolica dell’arma** e la sua evoluzione morfologica tra le due metà dell’Impero.
osserviamo la **lancia lunga puntata verso l’alto** ; è fondamentale perché distingue il Michele di Santa Maria Maggiore dal “soldato” comune. In quel pannello, l’angelo non sta caricando il nemico; la lancia è un’insegna di comando, quasi un prolungamento della sua autorità spirituale.
### 1. La Lancia come “Insegna di Comando”
Nel V secolo, la lancia (*hasta*) non era solo un’arma da getto, ma il simbolo del potere legale e militare.
* **Atteggiamento da Leader:** Come giustamente noti, la punta rivolta verso l’alto indica che l’autorità viene dall’alto (da Dio) e che l’angelo è in una fase di “parlamento” o di comando delle schiere, non di mischia.
* **L’Armatura:** Quella “impreziosita” che descrivi è la *lorica muscolata*, tipica degli alti ufficiali romani, che serve a comunicare immediatamente al fedele del V secolo che Michele è il **”Generalissimo”** del cielo.
### 2. La biforcazione iconografica: Est vs Ovest
Il passaggio che descrivi è la chiave di volta di molti studi iconografici contemporanei:
* **A Bisanzio (Evoluzione in Asta e Labaro):**
   L’Oriente tende a “smilitarizzare” parzialmente l’immagine per “cortesanizzarla”. La lancia si allunga e si trasforma nel **labaro** (lo stendardo imperiale) o nell’asta che sorregge il **globo crucigero**. Michele diventa l’arcangelo di corte, il gran ciambellano del trono divino. L’arma diventa un attributo cerimoniale.
* **In Occidente (Evoluzione in Spada):**
   Sotto la spinta delle invasioni barbariche e della successiva cultura longobarda e carolingia, l’Occidente ha bisogno di un difensore fisico. La lancia di Giosuè subisce una metamorfosi: la spada, che nel pannello di Santa Maria Maggiore è ancora nel fodero o appena accennata come attributo secondario, diventa l’arma primaria. La spada permette il corpo a corpo con il drago, una dinamica molto più vicina alla sensibilità epica occidentale.
### 3. Conferme Cronologiche e Evolutive
Se seguiamo la linea di De Leo, possiamo tracciare questa “trasformazione dell’asta”:
| Epoca / Area | Oggetto in mano a Michele | Significato |
|—|—|—|
| **Roma (V sec.)** | **Lancia lunga (verso l’alto)** | Comando, Autorità Legale, Protezione. |
| **Bisanzio (VI-IX sec.)** | **Labaro / Scettro** | Dignità palatina, Ordine Cosmico. |
| **Occidente (VIII-XII sec.)** | **Spada sguainata / Lancia-Spiedo** | Lotta al Male, Giustizia, Difesa della Fede. |
Questa lettura conferma che il pannello di Giosuè è un **”prototipo aperto”**: contiene in sé sia il seme della maestà bizantina (la lancia-asta) sia quello della forza occidentale (l’armatura e il comando militare).
È interessante notare come, in quella lancia puntata in alto, ci sia già tutto il destino dell’Europa cristiana: una figura che non deve necessariamente colpire per essere riconosciuta come guida.
Questa “eleganza” del Michele romano, in occidente, non  si è persa definitivamente :  con l’avvento dell’Umanesimo è riemersa in alcune correnti artistiche successive.

Mille anni dopo: Piero della Francesca

Il collegamento con **Piero della Francesca** è folgorante e tocca il cuore della “persistenza del classico” nell’arte occidentale. Il collegamento tra il pannello di Giosuè del V secolo e il San Michele di Piero (nello specifico quello del *Polittico di Sant’Agostino*, oggi alla National Gallery di Londra) è uno dei più affascinanti percorsi di continuità iconografica.
Ecco perché Piero è, forse, l’unico vero erede di quella specifica “maestà” romana:
### 1. La Lancia e la Postura: Il Ritorno del “Leader”
Come nel mosaico di Santa Maria Maggiore, il San Michele di Piero della Francesca non è un guerriero in preda all’agitazione o allo sforzo fisico.
* **La testa del drago come Scettro:** In Piero, la posa è classica, solenne
* **La Calma Olimpica:** Piero recupera quell’atteggiamento da *Leader* descritto al proposito del pannello di Giosuè 5,13-15 l’arcangelo non “combatte” il male, lo ha già sconfitto, e domina la scena con la sola presenza. È la stessa “impassibilità divina” del generale romano nel mosaico di Giosuè.
### 2. L’Armatura “All’Antica”
Piero, da umanista e studioso della prospettiva e della forma, compie un’operazione di restauro archeologico:
* Mentre i suoi contemporanei vestivano Michele con le pesanti armature gotiche a piastre (scure e ingombranti), Piero gli restituisce una **lorica muscolata** trasparente, quasi vitrea, che ricorda da vicino l’armatura impreziosita del pannello di Santa Maria Maggiore.
* C’è una ricerca della bellezza anatomica che trasfigura l’apparato militare in un abito di luce, esattamente come il mosaico del V secolo cercava di nobilitare la figura angelica attraverso il lusso imperiale.
### 3. La sintesi tra Oriente e Occidente
Piero della Francesca vive in un’epoca (metà XV secolo) segnata dal Concilio di Ferrara e Firenze e dalla caduta di Costantinopoli. Egli vide probabilmente i dignitari bizantini e le loro vesti cerimoniali.
* Il suo Michele è una **sintesi perfetta**: ha la forza del soldato occidentale ma conserva la ieraticità bizantina.
* Se nel Medioevo Michele era diventato un cavaliere “muscolare” e spesso grottesco nella sua lotta col demone, Piero riporta l’orologio indietro di mille anni, ricollegandosi direttamente a quella **nobiltà tardoantica** del mosaico romano.
### 4. Il dettaglio del “Capo Mozzato” vs la Lancia Verticale
Mentre nel mosaico di Giosuè la minaccia è esterna e l’angelo guida il popolo, in Piero il drago è già sconfitto (ridotto a una testa mozzata  , con il corpo ai piedi dell’angelo). Questo permette a Michele di tornare alla sua posa originale: quella del **custode immobile**. La postura torna a essere un’asse del mondo, una linea verticale che collega terra e cielo, proprio come nella rappresentazione del “Primo Angelo” tardoantico
### Una riflessione sulla cronologia “lunga”
Questo legame dimostra che l’iconografia non è una linea retta, ma un cerchio. Il saggio di De Leo ci aiuta a capire che il modello di Santa Maria Maggiore era così potente da “rimanere in letargo” durante i secoli più bui, per poi riemergere quando un artista come Piero della Francesca ha cercato un’immagine di **autorità che fosse al contempo eterea e razionale**.


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