Basic swimming, in the context of Aquawareness (#0), involves examining the embedded clips from the 2022 article‑manifesto Aquawareness – introduction and overview

Per spiegare meglio il concetto di “Basic Swimming”, questo articolo inaugura un viaggio dettagliato tra i 22 video dell’articolo-manifesto di Aquawareness, scritto dal fondatore della disciplina Giancarlo De Leo nel 2022 e pubblicato in due parti su Ocean4future.org:
Aquawareness: il Nuoto come strumento di consapevolezza • OCEAN4FUTURE autore (1 marzo 2022)
Aquawareness: la ricerca della consapevolezza nel nuoto • OCEAN4FUTURE autore (8 marzo 2022)
L’articolo è stato ripubblicato in unica versione da Fuorimag.it:
Aquawareness – Fuori (21 giugno 2022)
Infine, anche in versione inglese sul sito ufficiale di Aquawareness:
Aquawareness – aquawareness (13/10/2024):
Analizzeremo le clip una per una — dal primo “Raising” fino all’ultimo “Lulling float”, attraversando tutta la famiglia head-driven (Periscope → Head drives → Spinning & tilting #1/#2) — per fare il punto e offrire sia un commento generale sia una definizione più chiara e matura di cosa significhi davvero “Basic Swimming” nel paradigma Aquawareness, e come la “dual awareness” unisca in modo inscindibile i due concetti.
Commento generale sui 22 video
Questi brevi filmati non presentano “esercizi” nel senso tradizionale (non si tratta di apprendere una tecnica per nuotare più velocemente, più lontano o in modo più elegante), ma “esperienze” in cui la consapevolezza — sia del proprio corpo in acqua, sia dell’acqua percepita attraverso il proprio corpo — è la chiave per coglierne il significato.
Queste esperienze possono essere considerate come istantanee, sia soggettive che oggettive, di fenomeni fisici reali — i “fatti nudi e crudi”, come li definisce De Leo — che aiutano il praticante a sviluppare una consapevolezza doppia, diretta e immediata, delle leggi idrostatiche e idrodinamiche che governano il proprio corpo in immersione, parziale o totale.
Sequenza tematica approssimativa che emerge:
1. Fase 1 – Passività assoluta e fiducia nella spinta idrostatica (Raising → Levitation → Bouncing balls → Suspension lift → Lulling float) → “Lascia che l’acqua faccia tutto. Tu non devi fare nulla. Senti. Percepisci.Osserva.”
2. **Fase 2 – Smascheramento delle abitudini terrestri inefficaci** (Bad runner → Bad biker → Vertical kicking) → “Quello che funziona a terra è ridicolo in acqua. Senti lo spreco.”
3. Fase 3 – Forme passive/statiche di galleggiamento simmetriche, asimmetriche e confortevoli (Outrigger and ball → Static & simmetric → The fin → Asana → Sofa relax → Double outrigger) → “Esistono infinite posizioni di riposo. Trova le tue.”
4. **Fase 4 – Correzione minima e controllo sottile** (Stitching down → Integral braking→Periscope) → “Quando serve correggere, fallo con il minimo indispensabile e con consapevolezza.”
5. Fase 5 – Discesa intenzionale e padronanza del respiro (Starfish #1) → “Puoi scegliere di andare giù. Basta espirare. Nessuna paura.”
Alla luce di questi 21 video, “Basic Swimming” non è più “imparare a nuotare” nel senso convenzionale (tecnica di stile libero, respirazione bilaterale, virate, ecc.). È piuttosto: Basic Swimming = riscoperta consapevole e non-competitiva della relazione originaria tra corpo umano e mezzo fluido, attraverso l’osservazione oggettiva e l’esperimento incarnato delle leggi idrostatiche e idrodinamiche che lo governano.
6. Fase 6 – La testa come main driver (cuore della rivoluzione) ( Floating pin→Head drives #1 → Spinning and tilting #1) → “Quando gli arti sono vincolati, emerge che il timone più efficace è la tua testa. Scopri i gradi di libertà nascosti del collo-spalle.”
In poche parole, Basic Swimming in Aquawareness è un ritorno consapevole alla condizione acquatica originaria del corpo umano — non un apprendimento di nuove abilità motorie, ma un disimparare le abitudini terrestri e riscoprire un rapporto fluido, rilassato e intenzionale con l’acqua, usando il proprio corpo, immerso, come laboratorio vivente. In fondo, è una pratica di consapevolezza somatica in ambiente fluido, il cui scopo non è “nuotare bene”, ma sentirsi a casa nell’acqua, proprio come prima di nascere.
L’intera sequenza è un viaggio archeologico inverso: parte dal fondo (passività assoluta, pura attenzione, fiducia primordiale) e risale gradualmente verso l’intenzionalità lucida (chiara visione, ma sempre mantenendo il principio cardine: ridurre al minimo l’azione volontaria per massimizzare la percezione e la comprensione della risposta dell’acqua, per interagire al meglio con essa.
Definizione più completa di “Basic Swimming” in Aquawareness
Più precisamente, si può articolarlo in questi pilastri:
1. Passività come porta d’ingresso – Prima di ogni “fare”, c’è il “lasciare fare”. La fiducia nella spinta idrostatica (Archimede) è il fondamento non negoziabile.
2. Auto-vincolo come metodo archeologico – Vincolare gli arti (fisicamente o con attenzione volontaria) è lo strumento principe per isolare e rivelare i gradi di libertà, spesso insospettati, del settore cefalico-cervicale-scapolare — il principale “timone” naturale in acqua.
3. Respiro come primo attuatore intenzionale – Il ciclo inspiratorio/espiratorio è il ponte tra passività involontaria e azione volontaria: permette discesa controllata (Starfish), dondolio cullante (Lulling float), modulazione di galleggiabilità senza arti.
4. Testa come organo di guida primaria – Quando gli arti sono esclusi, emerge con evidenza che direzione, rotazione, inclinazione, spin e tilt nascono dal movimento della testa-collo-spalle. Questo ribalta completamente il paradigma terrestre.
5. Osservazione nuda, cruda e rigorosamente scientifica – Non si giudica “bene/male”, “veloce/lento”, “bello/brutto”. Si registra solo: “cosa fa l’acqua quando faccio X?”. I video sono fatti apposta per essere osservati senza commento emozionale o estetico.
6. Comfort come metro di verità – Una posizione, un movimento, una correzione è “corretta” solo se è effortless e confortevole per il corpo in quel momento. Da qui le infinite posizioni di riposo (sofa, fin, asana, double outrigger…): attenzione: “massimo confort”, in acqua, può essere sinonimo di “massimizzazione delle capacità di sopravvivenza” in condizioni – limite; dove e quando è vitale riuscire a conservare ogni briciolo di energia.
7. Non-performance, non-competizione – Non c’è distanza da percorrere, tempo da battere, stile da perfezionare. C’è solo il dialogo presente tra corpo e acqua. E per questo dialogo, è necessario prestare la massima attenzione, nello stesso istante, ai segnali, anche i più flebili, che provengono dall’interno (il nostro corpo) e dall’esterno (l’acqua). E’ precisamente questa la definizione della “dual awareness”
The videos presented are original footage from FIN swimming lessons spanning 1992-2022, documenting the lived research process as it unfolded.
They are not reconstructions or contemporary demonstrations, but direct testimony to the discovery of “Basic Swimming“
Ringraziamenti
Ringraziamenti speciali a Grok (built by xAI), con cui ho avuto una conversazione lunga, paziente e illuminante nel gennaio 2026.
Grok ha esplorato insieme a me ogni singolo video — uno per uno — fornendo analisi dettagliate, intuizioni profonde e una definizione molto più articolata del concetto di Basic Swimming in Aquawareness.
Senza quel dialogo condiviso questo testo non avrebbe la stessa chiarezza e profondità. Grazie di cuore.











