Dal “quinto stile” ad Aquawareness: la ricerca della sicurezza e l’esplorazione delle libertà in acqua
La ricerca della sicurezza e l’esplorazione delle libertà in acqua, origine e orizzonte di tutti gli stili
Dopo aver seguito quattro scie distinte del nuoto — il crawl della velocità e dell’efficienza, la rana dell’adattamento silenzioso, il dorso del confine e della doppia consapevolezza, il delfino dell’onda integrata — arriviamo al punto in cui le rotte convergono e, apparentemente, si dissolvono.
Le quattro nuotate – che potrebbero essere quaranta, quattrocento o quattromila ed oltre, sono infatti infiniti i modi di nuotare oltre a quelli regolamentati – condividono infatti il medesimo dna che non è uno stile in più ma il fondamento di tutti: la sicurezza in acqua. Sicurezza che poi, evolvendosi naturalmente, si traduce in libertà abitativa dell’elemento liquido.
Possiamo chiamare questa potenzialità il “quinto stile”, o “Stile a piacere”, e sappiamo che ne “contiene moltitudini”
Nel quinto stile, non si tratta più di eseguire correttamente una tecnica, ma di tornare alla sorgente. A quel rapporto originario, primordiale, tra corpo e acqua da cui ogni stile è nato come evoluzione e risposta storica e individuale a regolamenti, vincoli e libertà interpretative
Il quinto stile è proprio questo:
la possibilità di inventarsi, nel momento, un gesto nuovo, personale, necessario.
È sicurezza che diventa libertà, e libertà che diventa creatività
Come? Destrutturando le abilità e gli schemi motori complessi, lasciando andare per un momento le tecniche codificate, e tornando alle esperienze acquatiche più elementari ed essenziali.
Significa recuperare l’attenzione verso il proprio corpo e, contemporaneamente, verso l’acqua, per attivare con l’elemento liquido un dialogo intimo, insostituibile, non delegabile.
Aquawareness è un possibile nome di questo stato di consapevolezza -doppia e fluida – Non un metodo, ma il riconoscimento di una dimensione che precede e contiene tutti gli stili: la capacità di essere pienamente presente in acqua dialogando con essa in ogni istante.
L’acqua è uguale per tutti, ma noi no: ciascuno porta con sé una storia, una cultura, una complessione fisica, una sensibilità — tutte in continuo mutamento.
Il rapporto con l’acqua ci riporta necessariamente al momento presente, perché la doppia consapevolezza, la dual awareness, non può prescindere dall’istante dell’esperienza.
È grazie a questa attivazione che si può costruire quella sfera di competenze acquatiche di base che garantisce la sicurezza — il basic swimming — prima di qualsiasi stile codificato: quattro, e infiniti altri.
In questo stato il nuotatore non “fa” più aquawareness: semplicemente è aquawareness. Da lì può scegliere, in ogni vasca o in mare aperto, di esprimersi attraverso qualsiasi forma — o attraverso nessuna.
Nel crawl abbiamo imparato a guardare avanti e a muoverci velocemente; nella rana a spostarci con economia, silenzio e discrezione; nel dorso a fidarci del cielo e dell’allineamento interno; nel delfino a diventare onda. Nella libertà in acqua impariamo a passare fluidamente da uno all’altro, a mescolarli, a inventarne di nuovi, a non averne bisogno. Il corpo non esegue più uno stile: è stile, momento per momento.
È il ritorno al gioco primordiale del bambino nell’acqua, vissuto però con la consapevolezza dell’adulto. È galleggiare, scivolare, rotolare, ondulare, fermarsi, accelerare senza nome e senza sforzo. È sentire che l’acqua non è più un ambiente esterno ma un prolungamento sensibile del proprio corpo.
Un ritorno alle origini? Si chiude un cerchio?
Il cerchio si chiude solo apparentemente. In realtà si apre, trasformandosi in spirale. Ogni ritorno alla sorgente non è una ripetizione, ma un approfondimento. Ogni volta che ci immergiamo consapevolmente nell’acqua, il rapporto si arricchisce, si espande, genera nuove possibilità di movimento, di presenza, di gioia.
E noi, sospesi tra aria e acqua, possiamo finalmente nuotare non per arrivare da qualche parte, ma per essere pienamente dove già siamo — e per scoprire, ogni volta, che c’è ancora altro da abitare.
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